Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La fede esige giustizia

· Henri de Lubac e Pedro Arrupe ·

Fin dall’inizio del suo generalato, Pedro Arrupe diede alla Compagnia di Gesù un impulso determinante. Egli resta presente nella memoria e nel cuore di molti. Lo stesso Papa Francesco, in occasione della sua prima messa nella Chiesa del Gesù, alla fine della celebrazione volle raccogliersi in silenzio sulla sua tomba.

Mario Sironi «La giustizia» (1935-1936)

Alla morte del suo predecessore, il padre Janssens, nel 1965, la cristianità si identificava ancora fortemente con l’ordine occidentale. Quanto alla Compagnia, in larga misura essa continuava a vivere di punti di riferimento che, dal 1923, le avevano dato la sua coerenza e la sua forza. Il padre Arrupe fu scelto come una personalità capace di adattare il modo di vivere tradizionale all’ordine multipolare dei nuovi tempi, quelli di cui, secondo il Discorso sulle quattro libertà (1941) di Roosevelt, gli uomini avrebbero dovuto poter godere dappertutto nel mondo. Il nuovo eletto godeva in effetti di un’ampia conoscenza, non solo del mondo europeo, ma anche dell’America del Nord e del Sud, e soprattutto dell’Asia.

Pastore ardente, Pedro Arrupe descrisse subito ciò che, a suo avviso, doveva ormai presiedere alle scelte del ministero. Lo spiegò nei seguenti termini nel corso di un’intervista data alla televisione francese: «Se vogliamo lavorare a ciò che è più universale e più urgente, dobbiamo profondamente preoccuparci [delle] strutture [sociali] in corso di trasformazione». Con ciò si riferiva espressamente all’intuizione centrale del suo confratello padre Henri de Lubac in Catholicisme: «Il cattolicesimo è essenzialmente sociale. Sociale nel senso più profondo del termine. Non solamente nelle sue applicazioni nei campi delle istituzioni naturali, ma prima di tutto in se stesso, nel suo centro più misterioso, nell’essenza della sua dogmatica». Segnato dall’esperienza di Hiroshima, era prima di tutto preoccupato di venir in aiuto alle popolazioni che soffrivano a causa della povertà e dell’ingiustizia. Per lui la dimensione sociale del cattolicesimo significava la missione che, sotto la sua egida, la trentaduesima congregazione generale definirà come «servizio della fede, di cui la promozione della giustizia costituisce un’esigenza assoluta». Il gesuita, commentava volentieri, è qualcuno che è «totalmente impegnato sotto lo stendardo della Croce nella lotta decisiva del nostro tempo per la fede, e per la giustizia che la fede stessa esige».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE