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Fede e memoria

Fede e Memoria. Due parole racchiudono i più significativi momenti del secondo giorno del viaggio papale nelle repubbliche baltiche. Una giornata, quella di domenica 23, che il Pontefice ha vissuto a stretto contatto con la comunità cattolica locale della Lituania. Già al mattino, infatti, ha potuto toccare con mano la fede robusta e genuina dei lituani, presiedendo la messa nel grande parco Sàntakos, a Kaunas, antico villaggio fortificato e oggi seconda città della nazione situata alla confluenza dei fiumi Neris e Nemunas, che dal 1920 al 1939 fu capitale.

Più di centomila erano i fedeli presenti soltanto nell’area della celebrazione, ma sono state tante le persone che hanno salutato il passaggio della papamobile aperta anche lungo le vie di accesso al parco, sotto una debole pioggia con temperature in picchiata. Donne e uomini di ogni età, ma soprattutto molti giovani, hanno partecipato al rito con compostezza e profondo raccoglimento. Dall’altare sistemato al centro del parco, tra le rovine delle mura e del fossato dell’antico castello e la chiesa di San Giorgio, i canti del coro di Kaunas hanno richiamato le tradizioni di una Chiesa capace di testimoniare una profonda comunione con il vescovo di Roma. Come hanno dimostrato anche gli oltre duecento sacerdoti giunti da tutta la regione per concelebrare insieme con il Pontefice e con i vescovi delle diocesi del paese.

L’omaggio floreale alle vittime del ghetto

Le parole delle Letture sulle persecuzioni sono risuonate particolarmente toccanti per una comunità che le ha sperimentate in prima persona. La storia qui ha lasciato segni indelebili. I più anziani, presenti nelle prime file, hanno impressi nella loro memoria «il tempo dell’occupazione, l’angoscia di quelli che venivano deportati, l’incertezza per quelli che non tornavano, la vergogna della delazione, del tradimento». E Francesco, nell’omelia ha spiegato i brani del libro della Sapienza e il Vangelo di Marco, che parlano «del giusto perseguitato, di colui che subisce oltraggi e tormenti per il solo fatto di essere buono» e che ricordano la storia di questo paese. «Quanti di voi hanno visto anche vacillare la loro fede perché non è apparso Dio per difendervi; perché il fatto di rimanere fedeli non è bastato perché Egli intervenisse nella vostra storia. Kaunas conosce questa realtà; la Lituania intera lo può testimoniare con un brivido al solo nominare la Siberia, o i ghetti di Vilnius e di Kaunas, tra gli altri; e può dire all’unisono con l’apostolo Giacomo, nel brano della sua Lettera che abbiamo ascoltato: bramano, uccidono, invidiano, combattono e fanno guerra».

Prima della benedizione finale, l’arcivescovo di Kaunas, monsignor Lionginas Virbalas ha ringraziato il Papa — «le sue parole ci indicano la strada» — venendo più volte interrotto dagli applausi dei presenti. Dopo la preghiera dell’Angelus, il Pontefice ha pranzato con i presuli della Conferenza episcopale nazionale nell’edificio della curia di Kaunas e dopo la foto di rito si è trasferito nella cattedrale per incontrare sacerdoti, religiosi e consacrati. All’ingresso è stato accolto dal parroco, da una religiosa e da un seminarista con dei fiori che poi Francesco ha deposto nella cappella del santissimo Sacramento. In un breve ma caloroso saluto il vescovo francescano incaricato della vita consacrata, Linas Vodopjanovas, si è rivolto al Papa. Il quale, nel suo discorso, ha commentato proprio le parole del presule: «Il vescovo ha parlato senza sfumature. I francescani parlano così». Poi ha fatto una lunga introduzione a braccio al testo preparato: «Viene in mente — ha detto tra l’altro — una parola per cominciare: non dimenticatevi, abbiate memoria, siete figli di martiri, questa è la vostra forza! E lo Spirito del mondo non venga a dirvi qualche altra cosa diversa da quella che hanno vissuto i vostri antenati. Ricordate i vostri martiri, prendete esempio da loro: non avevano paura!».

Nel giorno in cui la Lituania ricordava il settantacinquesimo anniversario del genocidio ebraico (il 23 settembre del 1943 il Ghetto di Vilnius venne chiuso e la popolazione interamente uccisa o deportata) il Papa da a Kaunas è tornato in macchina nella capitale per rendere omaggio alla vittime di quella tragedia. Una targa costituita da due tavolette in pietra indica sul muro di un edificio residenziale in via Rodninku, in pieno centro storico, l’ingresso a uno dei più grandi ghetti ebraici della Lituania e dell’Europa. Qui è stato edificato il monumento delle vittime del Ghetto, davanti al quale — presente anche la presidente della Repubblica Dalia Grybauskaitė — il Pontefice ha sostato, deponendo un omaggio floreale. Il memoriale raffigura il piano del Grande ghetto di Vilnius circoscritto tra le vie Lydos, Rudnunku, Mesiniu, Asmenos, Zemaitijos, Dysnos, Siauliu e Lagonines. Sorto dopo l’uccisione di circa ventimila ebrei durante una rivolta nel Piccolo ghetto, il Grande ghetto fu aperto il 6 settembre 1941. Dei circa 95.000 residenti ebrei e delle 110 sinagoghe attive prima dell’occupazione nazista, oggi si contano appena quattromila ebrei e solo due sinagoghe. Il 23 settembre 1943, giorno della chiusura del ghetto di Vilnius, è stato dichiarato il giorno del genocidio ebraico in Lituania.

Subito dopo il Pontefice si è recato in visita al Museo delle occupazioni e lotte per la libertà. Accompagnato dall’arcivescovo di Vilnius, Gintaras Grušas, e da monsignor Mauricio Rueda Beltz, il Papa è sceso al piano inferiore dell’edificio per visitare le celle numero 9 e 11. Francesco si è commosso davanti a queste due piccole stanze di 60 centimetri quadrati, utilizzate per le torture dalla Gestapo prima e dal Kgb poi. Qui ha acceso una candela in memoria delle vittime, alla presenza anche di un vescovo della compagnia di Gesù, superstite della persecuzione. Il Papa si è recato poi nella sala delle esecuzioni, dove si è soffermato in silenzio. Subito dopo, salendo una scala ripida e oltrepassando anche la sala delle esecuzioni sommarie, si è fermato a firmare il libro d’onore. «In questo luogo che commemora le tante persone che soffrirono a causa della violenza e dell’odio e che sacrificarono le loro vite per il bene della libertà e della giustizia, ho pregato che Dio onnipotente possa concedere i suoi doni di riconciliazione e pace al popolo lituano», sono le parole scritte dal Papa in inglese.

Della memoria storica, in Lituania, il museo costituisce l’architrave simbolico, la prova dell’orrore. Il regime aveva messo in piedi un meccanismo preciso e spietato, un sistema collaudato per reprimere ogni forma di opposizione e questo posto è la prima tappa nel lungo e doloroso itinerario nella memoria dei martiri lituani.

È seguita poi la preghiera che il Pontefice ha pronunciato dinanzi a un numeroso gruppo di persone radunate davanti a un monumento in pietra fuori dal museo, dove è stata deposta un’altra corona di fiori. «Il tuo grido, Signore, non cessa di risuonare, e riecheggia tra queste mura che ricordano le sofferenze vissute da tanti figli di questo popolo», ha pregato il Papa. «Lituani e provenienti da diverse nazioni hanno sofferto nella loro carne il delirio di onnipotenza di quelli che pretendevano di controllare tutto. Nel tuo grido, Signore, trova eco il grido dell’innocente che si unisce alla tua voce e si leva verso il cielo», ha concluso, lasciando in dono una lampada a olio con il proprio stemma. A pochi metri un gruppo di una decina di sopravvissuti, ascoltava con grande emozione le parole del Papa.

Qualche minuto prima dell’inizio della toccante cerimonia davanti al Museo delle occupazioni e lotte per la libertà, nel palazzo a poche centinaia di metri dalla piazza della cattedrale, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha avuto modo di conoscere la storia Bronius Juospaitis (92 anni ) e di Jouzas Jakavonis, (93 anni) un soldato dell’esercito lituano.

Infine Francesco è rientrato a bordo della papamobile in nunziatura per concludere la lunga domenica in terra lituana. Ad accoglierlo ha trovato tanti fedeli, per cui ha voluto salutarli affacciandosi dalla finestra. «Buona sera! — ha detto loro — Ringrazio per la vostra vicinanza, qui. E grazie della vostra gioia! Oggi sono stato a Kaunas. Domani parto per la Lettonia. Ringrazio tanto per la vostra accoglienza, la calorosa accoglienza». Quindi ha invitato «a pregare insieme la Madonna» recitando l’Avemaria.

La memoria e la fede sono i due elementi che hanno ispirato l’itinerario di Papa Francesco in Lituania. Fede che, sabato pomeriggio, in chiusura della prima giornata, si era manifestata con forza attraverso le testimonianze dei giovani durante l’incontro sul grande piazzale antistante la cattedrale di Vilnius. Qui un palco bianco con una scenografia suggestiva — composta da un grandissimo fondale, dove galleggiavano sacri cuori di Gesù e arti argentati, e scalinate con grandi fiori di carta bianca impilati su esili steli d’acciaio — faceva da cornice ai tanti giovani che hanno animato le strade della capitale. Dopo un giro tra la folla, il Pontefice ha dialogato con loro. Toccante la storia di Monika Midveryté, una bambina malmenata da un padre violento, in una situazione di povertà e di ricerca di amore in strade che la lasciavano ancora più esposta e fragile. «A un certo punto ho capito che, seguendo la via della fede, non potevo odiare mio padre» ha detto Monika, che è riuscita a risvegliare quella fede che aveva avuto in dono dalla nonna. La ragazza ha cercato suo padre e lo ha perdonato. Lui si suiciderà qualche anno dopo. «Non riesco a immaginare come vivrei oggi se avessi tenuto la rabbia nel mio cuore fino alla sua morte» ha spiegato Monika.

E il Papa è partito da qui, da questi racconti di esperienze quotidiane, per incoraggiare i giovani a riconoscere il passaggio di Dio nella vita e a camminare insieme. Francesco ha chiesto ai ragazzi di continuare su questo cammino che è cammino di popolo perché «da soli non si arriva mai. Si potrà avere successo nella vita, ma senza amore, senza compagni di viaggio, senza appartenenza a un popolo, senza quella esperienza tanto bella del rischiare insieme. Non si può camminare da soli».

L’incontro con i giovani è stato preceduto dalla visita al santuario mariano cittadino Mater misericordiae e seguito dalla visita privata alla cattedrale di Vilnius, intitolata ai santi Stanislao e Ladislao.

dal nostro inviato Silvina Pérez

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18 marzo 2019

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