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Fede e fraternità
contro la crisi di valori

· Nel messaggio finale dell’assemblea del Celam ·

L’America latina e i Caraibi stanno vivendo una crescente crisi etica, politica, economica e culturale, alla base della quale si trova una vera «frattura antropologica»: lo denuncia il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) nel «Messaggio al popolo di Dio» pubblicato al termine dell’assemblea generale svoltasi a Tegucigalpa e intitolato Camminando nella fede e in fraternità solidale. Questa frattura, viene spiegato nel testo firmato dalla nuova presidenza del Celam, si manifesta in tanti modi, a cominciare dalle «ideologie disumanizzanti che debilitano la ricerca del bene comune, l’esercizio delle libertà e il riconoscimento dei diritti umani». Ideologie, queste, che «spesso arrivano a sacrificare i più poveri, favorendo l’aumento di disuguaglianze inaccettabili». Un fenomeno che colpisce in particolare le popolazioni del Venezuela, del Nicaragua e di Haiti. Il «machismo che ferisce la dignità della donna» e «le migrazioni obbligate per la povertà e la violenza» rappresentano altri aspetti di questa frattura antropologica, affermano i vescovi dell’America latina e dei Caraibi. Di fronte a esse, scrivono, «assumiamo i quattro verbi con i quali Papa Francesco orienta l’attenzione ai migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».

I membri del Celam — che rappresenta un totale di ventidue conferenze episcopali — ribadiscono poi la necessità di lottare contro la corruzione, profondamente radicata nelle strutture sociali, economiche e politiche dei paesi dell’America centrale e meridionale, che presuppone «un cambiamento di mentalità». A pochi mesi dal sinodo dei vescovi sull’Amazzonia, il messaggio finale sottolinea anche l’importanza della «cura della casa comune», che necessita di un maggiore «impegno a favore dell’ecologia integrale». Nel messaggio i presuli riaffermano inoltre la loro «comunione» e «fedele adesione» al Papa, che «si concretizza nel rispondere con l’annuncio del Vangelo alle nuove sfide che sorgono in questo cambiamento d’epoca, cercando di promuovere una società più giusta e solidale», a partire dall’opzione preferenziale per i poveri, come “Chiesa in uscita”.

«Rinnoviamo una disponibilità radicale per il nostro amato popolo, in particolare per i più poveri, per le donne e i giovani — scrivono nella conclusione i vescovi — e siamo gioiosi e convinti di essere servitori del Vangelo della vita, desiderosi di riunirci tutti nelle nostre comunità di fede per rafforzarci nell’amore di Dio e collaborare alla costruzione di una società più giusta e solidale che testimoni il Regno».

Durante l’assemblea plenaria sono state approvate alcune linee d’azione: di carattere generale, per un’autentica conversione secondo quanto previsto dalla conferenza di Aparecida e dal magistero del Pontefice; di carattere strutturale, con una profonda revisione dell’assetto del Celam, chiamato a vivere realmente la sinodalità, ad avere rapporti più stretti con le conferenze episcopali e strutture più partecipative e meno clericali. Linee di azione anche di carattere ecclesiale, come una più ampia visione di missione e un’attenzione per la formazione di leader, soprattutto nel campo della dottrina sociale. A livello politico, infine, gli episcopati si impegnano a dare più spazio alla formazione di nuovi leader cristiani e manifestano la loro preoccupazione per l’indebolimento delle democrazie.

I membri del Celam prevedono una profonda revisione della stessa composizione dell’organismo ecclesiale: otto vescovi sono stati incaricati di elaborare un progetto di ristrutturazione.

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26 agosto 2019

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