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Fede che non muore

· Un libro-ricerca sulle reliquie di sangue di san Francesco d’Assisi e sul prodigio della liquefazione ·

La chiesa di San Francesco d’Assisi a Castelvecchio Subequo

Una preziosa mappa delle reliquie di sangue di san Francesco d’Assisi, un itinerario che da nord a sud collega Padova a Piedimonte Matese, Napoli e Roma attraverso il santuario della Verna e Castelvecchio Subequo, paese aquilano in cui si sarebbe verificato, nel 2013, il più recente episodio di fluidificazione del sangue stimmatizzato: è dove ci porta per mano lo studioso Massimo Santilli nel libro Il sangue di Francesco. Le reliquie di sangue di San Francesco d’Assisi e il prodigio della liquefazione (Castelvecchio Subequo, Edizioni Archivio Tradizioni Subequane, 2019, pagine 256, euro 18,37). Si tratta di un’indagine che, come spiega lo stesso autore, «colma un vuoto di ricerca», consentendo attraverso la ricca documentazione raccolta di censire materiali anche inediti sulla reliquia più importante del patrono d’Italia. Ma il volume non si limita a dare una visione d’insieme, approfondendo i singoli fatti da un punto di vista storico o scientifico. L’analisi investe le più profonde riflessioni personali e collettive sul fenomeno mistico della liquefazione del sangue delle sacre stimmate, sonda il terreno spirituale, sociale, antropologico.

Nessun cedimento al fanatismo, al miracolistico, al folclore religioso. Nella chiesa di San Francesco a Castelvecchio Subequo le manifestazioni di culto popolare legate alle reliquie, si legge, si svolgono «in maniera sommessa e discreta, in ogni caso caratterizzate da atteggiamenti di riservatezza». Un invito alla moderazione, alla riflessione, all’equilibrio sociale, all’intelligenza religiosa. Grado Giovanni Merlo nella prefazione parla di “teologia delle reliquie”: qui i metaoggetti «vanno al di là delle loro apparenze e non sono soltanto simbolici» ma materialmente «un segno-richiamo di santità», sono dei «caratteri costitutivi del messaggio cristiano realizzato in e da un santo».

In un tempo caratterizzato da molteplici focolai di guerra, dal terrorismo stragista perpetrato “in nome di Dio”, da una società sempre più malata di indifferenza, da una Chiesa chiamata a riscoprire le basi della sua fede e tradizione, l’esempio di Francesco d’Assisi, modello di vita fondato sulla povertà e sull’amore incondizionato per il prossimo e per il creato, rappresenta infatti, ancora oggi, uno stimolo di positiva trasformazione, di ripensamento, di ricostruzione. La sua testimonianza passa anche attraverso la riscoperta, da parte del popolo, dei riferimenti spirituali, del senso perduto del sacro, di una trascendenza smarrita: «Ci aiuterebbe — scrive Santilli — a riconoscere il valore della semplicità e della modestia, della sobrietà persa dei beni e dei bisogni, della lealtà nei comportamenti, del confronto e della comprensione, ma anche della fermezza nel pensiero e nell’azione».

Nel santuario della Verna, in provincia di Arezzo, la reliquia più importante del santo lì conservata è una pezzuola imbevuta del sangue stimmatizzato, posta in una teca di bronzo; ogni anno, in occasione delle principali celebrazioni, viene portata in processione solenne dalla basilica maggiore alla cappella delle stimmate. A Piedimonte Matese (Caserta), nel santuario di Santa Maria Occorrevole, i frati conservano una fiala contenente del sangue ritenuto essere fluido delle sante piaghe di Francesco; a conclusione delle celebrazioni del transito, il 4 ottobre, un corteo muove in processione dal sagrato recando il resto sacro per la benedizione del paese e delle altre località della valle. La reliquia diviene «emanazione postuma delle virtù e dell’energia taumaturgica del santo», segno d’immortalità, di potenza spirituale e salvifica, di forza, tutela e protezione sull’intera comunità dei fedeli. (giovanni zavatta)

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20 settembre 2019

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