Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Fatwa al passo coi tempi

· Per contrastare la radicalizzazione dell’islam ·

Rivedere la tradizione, l’eredità musulmana, e, con essa, ridefinire la fatwa. Libri scritti centinaia di anni fa vanno riletti alla luce dei problemi attuali. Il tempo è passato, internet è ovunque, il terrorismo jihadista da anni sta cercando di impossessarsi della parola di Dio e i mufti, guide spirituali dell’islam, sanno che, se non rinnoveranno il loro messaggio, salvaguardando i principi di pace e tolleranza, perderanno terreno, cessando di essere dei riferimenti per i giovani musulmani. Sono conclusioni importanti quelle uscite dalla quarta conferenza internazionale del Segretariato generale per le autorità delle fatwa nel mondo, svoltasi al Cairo dal 16 al 18 ottobre sul tema «Rinnovamento delle fatwa. Teoria e applicazione», con la partecipazione di esperti provenienti da settantatré paesi. Le fatwa, editti giuridico-religiosi emessi dai mufti, a volte orientano, a volte creano controversie, altre volte ancora alimentano gli estremisti in cerca di legittimità nella parola sacra. Ed è proprio questo il rischio da evitare. «Vogliamo raggiungere i musulmani e i non musulmani, dire loro che le persone radicalizzate che parlano in nome dell’islam sono degli pseudoaccademici, non degli studiosi sensati», ha detto Ibrahim Negm, consigliere del gran mufti d’Egitto, Shawki Allam, presidente del segretariato.

Da una parte visioni della fede rigide, conservatrici, dall’altra un approccio fresco, contemporaneo, da esportare in tutte le regioni del mondo, destinatari in particolare i giovani, i quali «guardano l’estremismo dal telefono che portano in tasca», osserva Negm, secondo cui «non stiamo facendo abbastanza per raggiungere le nuove generazioni». Per questo verrà lanciato presto un portale internet per cercare di conquistarle. I media, stampa, audio, video, sono terreno particolarmente fertile per la diffusione di fatwa aberranti e fuorilegge dispensate da individui con una conoscenza o un’educazione parziale, incerta, quando addirittura non religiosa. «Le menzogne contro la religione hanno il potenziale di diventare armi di distruzione di massa, rompono relazioni familiari, comunità e società, scuotono la fede delle persone, contaminano le menti e le idee, suscitano odio, discriminazione e violenza contro musulmani e non musulmani allo stesso modo. Esse incutono paura e sfiducia nei confronti dell’islam e dei musulmani in tutto il mondo, provocano disordini e intolleranza, creano caos e malintesi religiosi. È giunto il momento — conclude il consigliere del gran mufti — che qualcuno faccia qualcosa per eliminare il flagello del malaffare e delle fatwa estremiste che minacciano la nostra pace, lo sviluppo e la stabilità». E «una sana fatwa emessa da un mufti competente svolge un ruolo cruciale nell’affrontare i dubbi e gli equivoci creati dal “carnevale” della disinformazione religiosa resa disponibile attraverso internet».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

13 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE