Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Fatti non parole

· Il 2017 della Caritas italiana ·

Roma, 30. Corridoi umanitari per gli immigrati in fuga da situazioni di guerra, cooperazione internazionale nei paesi più poveri, assistenza alle popolazioni terremotate e alle persone vittime di emarginazione e violenza: l’anno che sta terminando è stato contraddistinto ancora una volta per la Caritas italiana e le Caritas diocesane da un serrato impegno su più fronti, nazionali e internazionali. A ricordarlo è lo stesso organismo pastorale stilando il bilancio del 2017, un anno che ha visto tra l’altro la riconferma del mandato quinquennale del direttore don Francesco Soddu e il varo del piano strategico 2018-2022. Dodici mesi in cui, viene evidenziato, la Caritas «ha cercato di dare concretezza all’invito di Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale dei poveri: “Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1 Giovanni, 3, 18)».

Sul fronte nazionale l’azione della Caritas si è manifestata soprattutto nel sostegno alle popolazioni colpite dal terremoto del 2016. Grazie alla colletta nazionale e a numerosissime altre donazioni, sono pervenuti oltre 26 milioni di euro, incluso un milione messo subito a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). Due nuovi fronti di impegno si sono aperti con il terremoto di Ischia (21 agosto) e l’alluvione che il 9 e 10 settembre ha messo in ginocchio Livorno.

Per quanto riguarda i migranti, tra i passaggi più significativi c’è da registrare la firma, avvenuta il 12 gennaio, del protocollo di intesa tra ministero dell’Interno, Cei — che agisce attraverso la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes — e Comunità di Sant’Egidio per l’apertura di nuovi corridoi umanitari che stanno consentendo l’arrivo in Italia di cinquecento profughi, fuggiti dai loro paesi a seguito di conflitti. Il 30 novembre sono arrivate le prime venticinque persone dall’Etiopia, tra cui due famiglie accolte dalle diocesi nell’ambito del progetto «Protetto. Rifugiato a casa mia». A marzo invece, dal campo profughi di Zaatari in Giordania, erano arrivate due famiglie siriane grazie alla prima operazione di reinsediamento per persone che necessitano di cure specialistiche voluta e finanziata dalla Cei con i fondi 8x1000, a cui prende parte Caritas Italiana, nell’ambito del programma gestito dal ministero dell’Interno e grazie alla disponibilità delle diocesi. Infine, il 22 dicembre, nel quadro degli accordi tra governo italiano e Cei, volti all’apertura di canali sicuri e legali di ingresso in Italia, dalla Libia sono arrivate nella base militare di Pratica di Mare 162 persone, trasferite in centri e strutture di accoglienza di sedici diocesi.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE