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Faticosa mediazione

· ​La diplomazia internazionale cerca di stemperare la tensione tra Russia e Turchia ·

La diplomazia internazionale cerca faticosamente di mediare per stemperare la tensione creatasi dopo l’abbattimento di un jet russo da parte dell’aviazione turca. Sia il segretario di Stato americano John Kerry, che l’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell’Ue, Federica Mogherini, hanno chiamato ieri il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, per evitare una reazione, opzione che al momento pare scongiurata.

Un agente davanti all’ambasciata turca a Mosca (Reuters)

Mosca e Ankara sostengono infatti che l’episodio non innescherà un’escalation militare nella regione. Tuttavia la Russia ha deciso di schierare sistemi di difesa anti missilistica s-400 nella base di Latakia. Immediata la reazione degli Stati Uniti, secondo i quali l’iniziativa «non fa che complicare la situazione». «Dopo quello che è successo, non possiamo escludere qualche altro incidente, ma se succederà dovremo reagire in un modo o nell’altro» ha commentato Vladimir Putin. Nelle ultime ore, Putin, che si prepara a ricevere oggi al Cremlino il presidente francese François Hollande, ha assicurato che la Russia continuerà i raid in Siria e che la rappresaglia nei confronti di Ankara sarà soprattutto economica. Con la Francia e con la Nato il Cremlino vuole infatti continuare a cercare un’intesa: l’ambasciatore russo a Parigi, Alexandre Orlov, ha assicurato ieri che il suo Paese sarebbe pronto a costituire «uno stato maggiore comune» nella lotta all’Is, che comprenda la Francia, gli Stati Uniti e anche la Turchia. Una coalizione, a suo avviso, «ancora possibile: torneremo a parlare con la Turchia. È un nostro vicino importante». 

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15 ottobre 2019

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