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Farmaci per soli ricchi

· ​Insostenibili i costi di medicine assai efficaci per combattere malattie tumorali ·

I farmaci per la terapia dei tumori sono particolarmente importanti, data la gravità e la diffusione di molte forme di cancro. I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Who) attestano come il cancro sia, nel mondo, una delle principali cause di morte: i decessi dovuti al cancro sono oltre 8 milioni e si stimano circa 15 milioni di nuovi casi all’anno. Secondo la stessa Who il numero di nuovi casi è destinato ad aumentare di oltre il 7 per cento nelle prossime due decadi.

I farmaci oncologici di nuova generazione, soprattutto biologici, hanno prezzi che molto difficilmente i cittadini e i servizi sanitari possono sostenere. Qui di seguito si propongono alcune considerazioni in proposito.
Recentemente 118 oncologi hanno firmato, nella rivista «Mayo Clinic Proceedings», un editoriale nel quale si denuncia la gravità della situazione. Gli autori prendono spunto dalle più recenti autorizzazioni emanate dalla Food and Drug Administration statunitense per l’immissione in commercio di nuovi farmaci oncologici: la terapia con tali farmaci costa, in genere, non meno di 120.000 dollari per anno di utilizzo. 

Nel 2013 un’analoga denuncia fu pubblicata in «Blood», la rivista dell’American Society for Hematology. Essa è firmata da oltre cento specialisti provenienti dai cinque continenti ed è riferita specificamente alla leucemia mieloide cronica. Il caso di tale patologia è significativo: la leucemia mieloide cronica è, da alcuni anni, curabile con terapie efficaci (inibitori delle tirosin-chinasi) a costi sostenibili: infatti, la mortalità dei pazienti affetti da tale malattia, che agli inizi degli anni Duemila era circa del 20 per cento, è oggi scesa a circa il 2 per cento, e la sopravvivenza a dieci anni dalla diagnosi è aumentata da circa il 20 a oltre l’80 per cento. La terapia con i nuovi farmaci ha, invece, costi insostenibili. Il fatto che un gruppo così numeroso di scienziati provenienti da un’unica area di studio si sia unito per una simile denuncia è emblematico della gravità della situazione. Si noti, a questo proposito, che molti dei firmatari, avendo rapporti professionali con industrie farmaceutiche, si sono esposti al rischio di perdere il lavoro o, almeno, di compromettere la carriera.
Il fenomeno denunciato nel 2013 per la leucemia mieloide cronica è ora esteso a tutte le aree dell’oncologia. Nell’appello pubblicato quest’anno in «Mayo Clinic Proceedings» gli autori suggeriscono alcuni interventi per contrastare il fenomeno. Tra questi vi sono, per esempio, nuove forme di negoziazione dei prezzi, importazione di farmaci da Paesi dove i prezzi sono più bassi, divieto di forme di contratto pay-per-delay (con i quali le aziende titolari di un brevetto scaduto per un farmaco pagano aziende produttrici di farmaci generici affinché ritardino l’immissione sul mercato del farmaco concorrente). Anche i pazienti stanno facendo sentire la loro voce, per esempio mediante petizioni tramite Change.org.
Le industrie portano, a loro difesa, l’enorme costo per lo sviluppo dei nuovi farmaci e il fatto che il numero di farmaci che giungono alla registrazione per l’immissione in commercio è soltanto una piccola frazione delle nuove terapie studiate, ciascuna delle quali richiede ingenti costi. I costi elevati e gli inevitabili fallimenti di molte ricerche certamente incidono pesantemente sul prezzo di commercio dei nuovi farmaci. Tuttavia, spesso, essi non costituiscono una giustificazione sufficiente. Infatti, il prezzo è in genere molto elevato anche per farmaci che sono stati sviluppati in tempi non particolarmente lunghi, senza costi eccessivi e, talvolta, anche beneficiando del sostegno economico da parte di governi, fondazioni o altre fonti.
In alcuni casi la forzature nell’aumento dei prezzi sono evidenti. Uno studio recentemente pubblicato da ricercatori della Emory University nella rivista «Jama Oncology», dell’American Medical Association, offre dati interessanti a questo proposito. Gli autori hanno preso in considerazione il prezzo del necitumumab, un nuovo farmaco contro il tumore polmonare. Mediante un algoritmo complesso, i ricercatori hanno quantificato il costo del farmaco e della sua somministrazione rispetto all’aspettativa di vita, alla qualità di vita e alla frequenza e gravità degli effetti avversi. Secondo i ricercatori l’importo rapportato al valore del farmaco dovrebbe essere compreso tra 563 e 1309 dollari per un ciclo di tre settimane, cioè una cifra nettamente inferiore rispetto a quella attualmente richiesta per molti nuovi farmaci. Altri studi mostrano che, per alcuni farmaci, il divario tra costo di produzione e prezzo è enorme: in alcuni casi il prezzo è centinaia di volte superiore rispetto al costo di produzione. Secondo gli autori dell’articolo pubblicato, già citato, pubblicato in «Blood», tale divario è immorale, come sarebbe immorale, dopo una catastrofe naturale, vendere ad alto prezzo beni di prima necessità alle persone colpite.
Ad aggravare il fenomeno vi è il fatto che, da quando sono disponibili i nuovi, costosi farmaci oncologici, è difficile trovare sul mercato molti dei farmaci tradizionali di provata efficacia e il cui prezzo è molto basso, soprattutto se paragonato al prezzo dei nuovi farmaci. Per esempio, negli Stati Uniti il 44 per cento degli ospedali lamenta una carenza di 21 farmaci tradizionali efficaci, che costringe a ritardare il trattamento oppure a scegliere nuovi farmaci, alcuni dei quali ancora sperimentali. Le aziende farmaceutiche motivano tale situazione con problemi di qualità della produzione, ma non si può non sospettare che il motivo risieda nella bassa remunerazione.
Le molte voci che si stanno levando sono importanti per contrastare il fenomeno. Ancor più lo sono adeguate politiche da parte dei servizi sanitari, dei governi, delle istituzioni internazionali: tutte le istituzioni che sono impegnate nella tutela e nella promozione della salute pubblica dovrebbero favorire politiche adeguate affinché farmaci con una provata efficacia in termini di maggiore sopravvivenza e/o migliore qualità della vita siano resi disponibili a un prezzo sostenibile. Per esempio nella nuova lista dei farmaci essenziali elaborata dalla Who sono inseriti numerosi farmaci il cui prezzo è assai elevato. Tra questi vi sono non solo farmaci antitumorali, ma anche, per esempio, i nuovi farmaci contro l’epatite c. Uno degli scopi dell’inserimento di tali farmaci nella lista dei farmaci essenziali è la riduzione del loro prezzo.
Per fronteggiare adeguatamente il problema sono anche necessarie (e doverose) una maggiore trasparenza e la possibilità di accesso, anche da parte del pubblico, alle informazioni sull’effettivo costo di produzione dei farmaci.


di Carlo Petrini

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20 aprile 2019

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