Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Fantasmi celesti

· Cresce l’attesa per i mondiali di calcio ·

Il calcio torna a casa. Il Brasile è infatti riconosciuto come la sua dimora abituale. L’Inghilterra, a ragione, si ritiene la sua culla ma la casa è il Brasile. Sorriso, divertimento, gioia, ritmo e passione sono solo le caratteristiche del modo di vivere il futebol, che ne conservano a pieno la vera essenza. Il Mondiale tornerà a casa, peró, con un livello di tensione di duplice natura, sportiva e sociale, che rischia di rovinare la festa.

Il gol di Ghiggia con il quale l’Uruguay sconfisse il Brasile nel 1950

Da una parte i costi sostenuti per accogliere la competizione calcistica sono stati al centro di numerose proteste da parte di quanti avrebbero voluto invece investimenti per il miglioramento della sanità pubblica, dell’istruzione e della sicurezza. Dall’altra parte c’è la tensione sportiva, dove l’attesa non riguarda il calcio e la sua celebrazione nel tempio maggiore, ma proprio la coppa del mondo (quella del 1950) e il suo ritorno a casa. Si rincorre la sesta, perchè il Brasile è pentacampeao, e il fatto di giocare sul terreno amico è un’occasione unica. Ma a dire il vero, e qui sale la tensione, l’unico mondiale disputato in precedenza in Brasile si concluse con un lutto nazionale dopo una finale persa dai “verdeoro” contro l’Uruguay per 2 a 1.

Era il 1950, appunto, e la coppa sfumò quando a tutti sembrava naturale che si fermasse in Brasile. Il fantasma celeste, come la maglia dell’Uruguay, è ciò che è rimasto di quella partita.

Entrambe le tensioni terranno con il fiato sospeso gli appassionati e, come accade sempre, l’evento sportivo e soprattutto le sorti della squadra di casa saranno il miglior antidoto alle intemperanze.

Lo sport come viatico per una convivenza sociale e politica migliore, il calcio come collante per una nazione, il mondiale come un evento che significa molto più di una coppa. E nella situazione brasiliana si ha un motivo in più per essere cautamente ottimisti nei confronti dei cosiddetti sprechi mondiali. Nel 2016 Rio de Janeiro ospiterà le Olimpiadi. E sarà la seconda volta nella storia (la prima fu Stati Uniti 1994 e Atlanta 1996) che a distanza di due anni lo stesso Paese ospiterà l’evento calcistico e i giochi olimpici. Infrastrutture, attenzione mediatica, impegni politici a livello internazionale e massima visibilità potranno, si spera, aiutere non poco il Brasile nell’affrontare i propri problemi e nel ricercare soluzioni valide.

Sarà un mondiale particolare anche per il clima caldo e umido, che, complici gli orari delle partite, inciderà molto sul rendimento di parecchi atleti. La distanza delle località coinvolte obbligherà le squadre a spostamenti disagevoli, ma soprattutto a condizioni climatiche diverse tra loro. I favoriti sono natualmente il Brasile e la Spagna campione in carica.

Damiano Tommasi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 settembre 2018

NOTIZIE CORRELATE