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Famiglie italiane in caduta libera

· Il decimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale ·

In Italia sempre più famiglie sono costrette a chiedere aiuto economico alle strutture di assistenza. Anche a seguito di stili di vita non adeguati alle proprie possibilità. E sempre più famiglie, anche con una o più fonti di reddito, sono di fatto povere, specialmente — in un caso su quattro — quelle con tre o più figli. A fornire i dati di questo nuovo allarme è il x Rapporto su povertà ed esclusione sociale, realizzato da Caritas italiana e Fondazione Zancan e presentato mercoledì mattina a Roma.

Il titolo del Rapporto è «In caduta libera». Ma il soggetto sottinteso è la famiglia, sempre più in difficoltà. I dati dello studio, tra l'altro, sono in contrasto con quelli diffusi dall'Istat, l'istituto centrale di statistica. Secondo Caritas e Fondazione Zancan, in Italia si è abbassata la soglia della cosiddetta «povertà relativa», ovvero «tutti stanno peggio» rispetto alle rilevazioni precedenti. Usando questo parametro, come fa l'Istat, il numero degli italiani poveri risulta in diminuzione, mentre in termini assoluti è aumentato. Ed è per questo che nel Rapporto si parla di 8 milioni e 370.000 poveri (contro i 7 milioni e 810.000 dell'Istat), con un incremento dunque, fra 2008 e 2009, del 3,7 per cento. Secondo Caritas e Fondazione Zancan, il livello di povertà relativa dovrebbe essere fissato a 1.007,67 euro per due persone, contro i 983,01 dell'Istat. Circa 25 euro che vogliono dire 560.000 poveri in più. A parte la palese inadeguatezza dei numeri a descrivere in termini reali le difficoltà di tanti italiani, la situazione presenta comunque elementi di allarme. Anche perché, come accennato, la difficoltà delle famiglie italiane non dipende esclusivamente dagli effetti della crisi economica. Se è vero che in Italia la propensione al risparmio rimane più alta di quella di altri Paesi è anche vero, come rileva il Rapporto, che i comportamenti consumistici indotti sono in crescita, e sempre più famiglie fanno ricorso a carte di debito e ad acquisti a rate che, accumulandosi, diventano con il passare del tempo sempre più pesanti per il bilancio familiare. Ha detto il direttore di Caritas italiana, don Vittorio Nozza: «In modo crescente, le Caritas diocesane ci segnalano l'aumento di coloro che, privi di risorse economiche adeguate, si fanno attirare dalle false sirene della pubblicità, del consumismo, dei prestiti facili, cadono nella spirale dell'indebitamento». Su questo fronte — ha aggiunto don Nozza — appare evidente l'ampio orizzonte di possibilità educative, che chiamano in causa soprattutto gli attori ecclesiali e di solidarietà, che possono contribuire in modo specifico alla diffusione di un modello di consumo e di gestione del denaro più attento e responsabile». Anche il sogno di migliorare le proprie condizioni economiche con il classico colpo di fortuna si è trasformato nel tempo. E il gioco d'azzardo, sempre più pubblicizzato sui media, sta diventando, come rileva ancora il Rapporto, una delle principali cause di indebitamento delle famiglie italiane.

In generale, nel biennio 2009-2010, si è registrato un aumento medio del 25 per cento del numero delle persone che si rivolgono alla Caritas. La presenza dei cittadini italiani è aumentata del 40 per cento, sebbene siano ancora principalmente gli immigrati a chiedere aiuto. In forte crescita, del 30 per cento, sono anche i «nuovi utenti», quelli cioè che si sono trovati per la prima volta nella loro vita a chiedere un sostegno alle strutture della Caritas, dove ricevono aiuto anche quanti non possono accedere ai servizi pubblici in quanto o proprietari di un'abitazione o beneficiari di una fonte di reddito, ancorché insufficiente per il loro sostentamento. Gli operatori Caritas — denuncia il Rapporto — «evidenziano scarsa tempestività degli enti locali nell'affrontare nuove povertà e la mancanza di competenze adeguate sulla gestione dei fenomeni di indebitamento. Non va dimenticata la persistenza della povertà estrema, anche dovuta alla riduzione delle risorse di welfare disponibili su questo settore». Il Rapporto riferisce anche che molti immigrati, per timore di essere rimpatriati, preferiscono non rivolgersi neanche alle strutture della Caritas.

Nello studio relativo al periodo 2009-2010 si è preso in esame anche l'impatto di alcune misure anticrisi, secondo il giudizio di 150 operatori dei centri di ascolto di Caritas, Caaf Cisl e Acli in tutte le regioni d'Italia. La misura più efficace è risultata essere l'abolizione dell'Ici per la prima casa. Si è espresso in tal senso il 69,2 per cento degli intervistati. Sostanzialmente inutile è invece considerata la «social card», secondo l'opinione del 94,9 per cento degli intervistati.

Di fronte a queste difficili condizioni, la Chiesa nel 2009 ha messo in campo progetti per i quali la Conferenza episcopale italiana ha impiegato 11 milioni e 300.000 euro. Un gruppo di iniziative sono state orientate in particolare al microcredito socio-assistenziale: si tratta di piccoli prestiti legati spesso alle esigenze quotidiane delle famiglie, attivati specialmente nelle diocesi del Nord Italia.

Per il futuro — ha affermato ancora don Nozza — ci si attende dalle Regioni e dai Comuni l'attivazione di «percorsi innovativi di contrasto alla povertà, con forte attenzione alla centralità della famiglia». Anche perché, si spiega ancora nel Rapporto, si potrebbe fare più, risparmiando: «Per contrastare efficacemente la povertà basterebbe spendere meno di quanto attualmente spendono i Comuni italiani, in alcuni casi persino la metà, come in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio». Altro discorso per il Sud. Qui la spesa attuale degli enti locali risulta ancora assolutamente inadeguata a combattere la povertà.

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