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Famiglia
denominatore comune

· ​Convegno interreligioso su crisi spirituale e cultura dell’incontro ·

Indicare nella famiglia un denominatore comune alle tre religioni abramitiche e offrire in chiave interreligiosa, come espressione della società civile, risposte concrete alle emergenze spirituali e materiali del nostro tempo: intorno al tema «La madre di tutte le crisi è spirituale. 

Per una cultura dell’incontro», alla luce dell’esortazione Amoris laetitia di Papa Francesco, si è svolto ieri, mercoledì 21 settembre, a Roma, nell’auditorium Giovanni Paolo II della Pontificia università Urbaniana, un convegno promosso e organizzato dalla fondazione vaticana Centro internazionale famiglia di Nazareth, affidata al Rinnovamento nello Spirito Santo in collaborazione con il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Un convegno dedicato alla costruzione della “casa del Papa”, a tutte le famiglie del mondo, allo sviluppo di progetti a sostegno della famiglia in Medio oriente.

«Se la madre di tutte le crisi è spirituale — ha esordito Salvatore Martinez, presidente del Centro internazionale famiglia di Nazareth — tutte le altre ne sono una diretta conseguenza, un inesorabile esito sul piano morale, culturale, politico. La più sfidata tra tutte le istituzioni è proprio la famiglia, luogo in cui non riescono più a delinearsi l’identità di un popolo con le sue memorie, le sue tradizioni, i suoi principi, le sue fedi». Il dialogo tra le religioni diviene particolarmente proficuo proprio sugli aspetti che riguardano la vita della famiglia, il cui magistero deve essere diffuso «in modo creativo, operativo, con atti che mostrino la forza della nostra fede e la convenienza di una fraternità interculturale a sostegno della famiglia, con speciale riguardo al Medio oriente e alla Terra santa».
Nella preghiera, ha detto ancora Martinez, è «la prima risposta improrogabile dinanzi al “nuovo paganesimo dell’indifferenza” (Papa Francesco) che sta colpendo drammaticamente le nuove generazioni; è la più potente scuola di pubbliche relazioni per la famiglia umana: insegna a incontrare Dio, se stessi, gli altri. A pregare, come a vivere e ad amare, s’impara proprio nella famiglia».
Moderati dal giornalista Maurizio Molinari, direttore del quotidiano «La Stampa», i relatori hanno declinato il tema evidenziandone poliedricamente i diversi aspetti. «Oltre che spirituale, la crisi è culturale. Per la prima volta nella storia — ha sottolineato monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo ii — è crollato il “noi” ed è rimasto solo l’“io” che ha causato il nuovo culto dell’“egolatria”. Sull’altare dell’Io si sacrifica tutto, anche gli affetti più cari. Come un virus sta avvelenando tutte le istituzioni: come nota Benedetto xvi nella Spe salvi al n. 4, esiste un “cristianesimo individualista”. Oggi siamo chiamati a riscoprire che è all’alleanza dell’uomo e della donna che Dio affida due cose: la custodia del creato e la responsabilità delle generazioni».

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