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Fame di pane, giustizia e dignità

· Durante la visita alla favela Varginha il Papa denuncia le intollerabili disuguaglianze economiche e sociali ·

Ai ragazzi riuniti per la festa dell’accoglienza chiede di mettere Cristo al centro della vita

Due immagini toccanti, un’infinità di gesti, tante indicazioni concrete per restituire al mondo la speranza smarrita. Intensa la giornata trascorsa  giovedì 25 luglio da Papa Francesco laddove in questi giorni pulsa il cuore giovane della Chiesa, a Rio de Janeiro.

Le immagini sono quella della tenerezza con la quale il Papa, nella “casa” di Manoel José e Maria Luisa da Penha, nella favela Varginha,  tiene in braccio l’ultimo nato e quella che svela  la commozione del Pontefice mentre prega nella cappella della favela.

I gesti sono negli abbracci scambiati continuamente con gli abitanti di Varginha, nella condivisione con un giovane di alcuni sorsi di una bibita offertagli lungo il percorso, nella ricerca costante del contatto diretto con la folla, senza nulla temere, nell’intensità della preghiera davanti alla piccola statua della Vergine Aparecida seminascosta in un’edicola tra le strade del quartiere.

Le indicazioni sono  dirette innanzitutto ai potenti della terra, affinché assumano la responsabilità di costruire finalmente un mondo fondato sulla giustizia sociale, nel quale nessuno si deve sentire scartato. Poi ai giovani, invitati a non scoraggiarsi mai di fronte al male ma piuttosto a rispondere con il bene. «È bello essere qui» ha confessato proprio a loro — riuniti in tantissimi sulla spiaggia di Copacabana per la festa dell’accoglienza — ricordando la felicità di Pietro dinnanzi alla trasfigurazione del Signore.

Ad altri ragazzi, suoi connazionali,  invece ha ricordato che «la fede si prende tutta e non a pezzi. Si prende tutto Gesù e non una parte». E  ha raccomandato  loro di non abbandonare mai la fede in Gesù Cristo e che «le beatitudini  sono un programma d’azione». Ma soprattutto  li ha invitati ad avere il coraggio di far sentire la loro voce. «Io voglio — ha detto — che vi facciate sentire nelle diocesi, voglio che si esca fuori, voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo».

E non ha mancato di dare indicazioni concrete anche a quegli uomini e donne di Chiesa, ai vescovi, ai sacerdoti, a tutti i consacrati, perché non dimentichino — ha affermato celebrando la messa nella sua residenza — di essere «vasi di creta» che custodiscono  «il tesoro immenso che ci è stato donato da Dio».

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18 novembre 2019

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