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Falliti i ricollocamenti
sul territorio europeo

· ​Pochissimi Paesi accettano migranti secondo il piano di Bruxelles ·

Procede troppo a rilento la politica dei ricollocamenti da Italia e Grecia verso gli altri Paesi europei, pensata come uno dei pilastri su cui poggiare la strategia solidale dell’Unione per far fronte alla crisi dei migranti. Intanto, in Italia si lavora per una ridistribuzione sul territorio nazionale.

A un anno dall’avvio dei ricollocamenti dei richiedenti asilo, sono stati in tutto 1.026 quelli che hanno lasciato l’Italia, su un totale di 39.600 trasferimenti da completare entro settembre 2017. Dalla Grecia ne sono partiti 3.493 su 66.400. Secondo la tabella aggiornata della Commissione Ue, sono stati soprattutto Francia (231), Finlandia (180), Olanda (178) e Portogallo (171) ad accogliere i profughi in arrivo dall’Italia. In Lussemburgo, Svizzera e Belgio si parla di poche decine. Il commissario europeo alle migrazioni Dimitris Avramopoulos ha scritto più volte ai ministri dell’Interno per sollecitarli al rispetto dei propri obblighi. L’ultima lettera risale al 20 luglio. Ma ci sono Paesi che di richiedenti asilo non ne hanno accolto nemmeno uno, come Polonia e Ungheria. E Ungheria e Slovacchia, presidente di turno del Consiglio dell’Unione, hanno presentato ricorso alla Corte europea proprio contro i ricollocamenti. Tutto ciò mentre la proposta della riforma del regolamento di Dublino, che si basa proprio sul meccanismo dei ricollocamenti, è ferma al Consiglio Ue. È stata presentata dalla Commissione a primavera.   

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23 ottobre 2019

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