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Fallita la trattativa di pace in Sud Sudan

· Il presidente rifiuta di proseguire i colloqui con il capo dell’opposizione ·

È fallito il tentativo di porre fine alla sanguinosa guerra civile nel Sud Sudan. Dopo il primo faccia a faccia in quasi due anni, tenutosi ieri in Etiopia, il presidente sudsudanese, Salva Kiir, si è rifiutato di continuare a trattare ancora con il rivale, il leader dell’opposizione ed ex vice presidente, Riek Machar. Lo ha annunciato da Addis Abeba il portavoce del governo sudsudanese, Michael Makuei.

Il presidente del Sud Sudan Salva Kiir  in aeroporto a Juba (Afp)

L’esecutivo si era detto disposto a concedere la vicepresidenza del paese all'opposizione, ma non accettava che quell’incarico fosse ricoperto da Machar. In un vano tentativo di mediazione, Machar aveva ricoperto brevemente l’incarico di vicepresidente, sino alla sua fuga dal paese dopo i combattimenti iniziati nella capitale, Juba, nel luglio del 2016.

Il paese africano, nato solo nel 2011 dopo essere diventato indipendente dal Sudan, è al quinto anno di guerra civile. Il più recente cessate il fuoco, concordato in dicembre, venne violato dopo poche ore. Il conflitto ha già provocato decine di migliaia di morti, carestie in diverse zone del paese e milioni di sfollati. Si tratta di una delle peggiori crisi di rifugiati in Africa, dopo quella rwandese del 1994. Quest’anno, secondo le Nazioni Unite, sette milioni di sudsudanesi, più della metà della popolazione, avranno bisogno di aiuti alimentari. In questa guerra la posta in gioco è notevole: c’è il petrolio, di cui il Sud Sudan è ricco, ma si combatte anche per l’acqua del Nilo.

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