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Fake news: attenzione
a addossare
tutte le colpe al web

· Le voci delle donne ·

«Il “serpente astuto”, di cui parla il Libro della Genesi, si rese artefice della prima “fake news”, che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato» (Papa Francesco, messaggio per la 52a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali)

Rita Marchetti, lei è vicepresidente di Weca, i web cattolici: per combattere le fake news non resta che praticare una virtù?

Direi la virtù della prudenza che vuol dire capacità di discernimento. Non bisogna fidarsi a prescindere, anche se l’istantaneità che caratterizza le piattaforme digitali gioca spesso a discapito della riflessione. È necessario sviluppare e coltivare il senso critico attraverso l’alfabetizzazione informativa e digitale (social media literacy) che si traduce nel saper comprendere e valutare criticamente i contenuti con i quali entriamo in contatto online. Per raggiungere questo obiettivo, la formazione è fondamentale.

Una volta c’erano le bugie, a volte chiamate bufale, oggi le fake news: qual è la differenza?

Rispetto al passato cambia il meccanismo di propagazione reso possibile dai social media. Gli utenti, attraverso la condivisione, possono alimentare la diffusione delle fake news condividendo, allo stesso tempo, con chi le genera anche la responsabilità.

Spesso le fake news dai social arrivano sui quotidiani, in televisione. E distorcono le nostre opinioni, a volte con conseguenze gravi, pensiamo alle notizie che riguardano la salute.

I social media sono sempre più spesso fonti giornalistiche. Farei attenzione però ad addossare tutte le colpe al web. Se è vero che attraverso i social media le fake news hanno maggiori possibilità di propagazione, è vero anche che c’è spesso un’incuria da parte dei giornalisti che dovrebbero verificare le fonti.

È un tema delicato e di assoluta attualità soprattutto se consideriamo quanto i media contino nella formazione delle opinioni. Riprendendo le parole di un importante studioso di media, molte delle cose che sappiamo, le sappiamo proprio dai media.

In base alla sua esperienza cosa deve fare una persona, e pensiamo soprattutto a un giovane, per essere “prudente” nell’utilizzo e nella fruizione dei social media?

Attenersi a delle buone pratiche. Ne cito solo alcune: valutare l’attendibilità della fonte, diffidare dei titoli troppo sensazionalisti, fare attenzione ai link inseriti nei post, cercare altre fonti che riportino la stessa notizia. Ci sono poi iniziative di debunking che possono essere utili, anche se da sole non risolvono il problema.

Come si sconfiggono le fake news?

L’unica risposta possibile alle fake news è l’educazione ai media e lo sviluppo di un dibattito pubblico che sappia produrre consapevolezza.

Come WeCa cosa fate?

Come WeCa, cerchiamo di fare costantemente formazione sui temi legati al digitale. In particolare, i Tutorial WeCa: brevi video in stile youtuber che forniscono indicazioni, consigli e suggerimenti per muoversi in maniera un po’ più consapevole online.

La normativa attualmente vigente è adatta, sufficiente?

Ritengo ci sia un vuoto nelle policies dei social media relativo ai contenuti pubblicati all’interno delle piattaforme. Tuttavia, non credo che il contrasto alle fake news possa essere delegato in toto alla normativa e ancor meno alla censura, che oltre a essere contraria alle logiche della rete è anche inefficace. Le fake news si combattono con l’educazione ai media e l’esercizio della prudenza che permette di discernere il vero dal falso, il bene dal male. (dcm)

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20 settembre 2019

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