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Facciamo sì che l’amore sia vivo

· All’arrivo in Estonia il Papa afferma che la peggiore alienazione è la mancanza di radici ·

E parla dell’indignazione dei giovani per gli scandali sessuali ed economici nella Chiesa

«Facciamo sì che l’amore sia vivo»: è l’appello lanciato dal Papa ai giovani dell’Estonia nel corso dell’incontro ecumenico svoltosi martedì mattina, 25 settembre, ultimo giorno del viaggio nei Paesi baltici. Pregando con ragazze e ragazzi cattolici, evangelici e ortodossi nella Kaarli Lutheran Church di Tallinn il Pontefice ha preso spunto dal pessimistico titolo di una canzone dell’artista estone Kerli Kõiv, L’amore è morto, per rassicurare le nuove generazioni «che non è così», esortandole ad aprire il cuore alle sorprese del Signore, nonostante le difficoltà incontrate.

Il Papa ha preso spunto dalla concreta esperienza di tanti giovani, quando «vedono che finisce l’amore dei loro genitori, che si dissolve l’amore di coppie appena sposate; sperimentano un intimo dolore quando a nessuno importa che debbano emigrare per cercare lavoro o quando li si guarda con sospetto perché sono stranieri». Al punto che molti di essi finiscono col chiedere «espressamente di essere lasciati in pace», perché su queste realtà «sentono la presenza della Chiesa come fastidiosa e perfino irritante». In particolare Francesco ha fatto riferimento alla loro indignazione per gli «scandali sessuali ed economici di fronte ai quali non vedono una condanna netta». Perciò occorre impegnarsi per «una comunità senza paura»; perché «le paure ci chiudono», ha chiarito. Insomma il suo è un invito nel segno dell’unità tra i giovani delle varie confessioni cristiane che abitano il paese a sentirsi «come pellegrini che fanno il cammino insieme», imparando «ad aprire il cuore con fiducia al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, guardando solo a ciò che realmente cerchiamo: la pace davanti al volto dell’unico Dio».

Nel pomeriggio, dopo aver pranzato nel convento delle suore brigidine di Pirita, Francesco saluta nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo gli assistiti delle opere della carità della Chiesa e infine celebra la messa in piazza della libertà, a conclusione dell’intensa giornata trascorsa nella più nordica delle capitali baltiche.

Il primo appuntamento in Estonia era stato con le autorità e la società civile. Nel suo discorso protocollare, incentrato sui temi della memoria e della fecondità, il Papa ha criticato l’attuale tendenza a «mettere tutta la fiducia nel progresso tecnologico come unica via possibile di sviluppo». Di conseguenza, «una delle responsabilità più rilevanti che abbiamo quanti assumiamo un incarico sociale, politico, educativo, religioso — ha commentato — sta nel modo in cui diventiamo artigiani di legami». Del resto, ha avvertito, «una terra sarà feconda, un popolo darà frutti e sarà in grado di generare futuro solo nella misura in cui dà vita a relazioni di appartenenza tra i suoi membri, nella misura in cui crea legami di integrazione tra le generazioni e le diverse comunità che lo compongono».

In precedenza, nel pomeriggio di lunedì 24, il Papa aveva concluso la tappa lettone della visita, celebrando la messa nel santuario mariano di Aglona. All’omelia, constatando come in questi tempi sembrino «ritornare mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli», il Pontefice ha riproposto l’attualità della lezione di Maria, che invita «ad accogliere, a scommettere di nuovo sul fratello, sulla fraternità universale». E al termine del rito ha offerto in dono alla Santa Madre di Dio una speciale corona del Rosario, affinché — ha auspicato — «la Vergine protegga e accompagni sempre» le genti della Lettonia.

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