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· La lezione di Papa Francesco a Lesbo ·

Tratto dal quotidiano «La Razón» del 20 aprile 2016, pubblichiamo, quasi per intero in una nostra traduzione, l’intervento del cardinale arcivescovo di Valencia.

Che grande lezione ha dato a tutta l’umanità Papa Francesco andando a Lesbo. La lezione della carità, la lezione dell’amore, la lezione della fede in Gesù Cristo. Perché la fede è riconoscere Cristo là dove lo si può trovare: negli esclusi, nei poveri, nei perseguitati, in quella lunga schiera di nostri fratelli bisognosi di misericordia. Il Papa non tira dritto di fronte ai rifugiati, ai perseguitati, ai senzatetto, a quanti hanno perso tutto. Sta accanto a loro, condividendo il loro dolore e la loro sofferenza, perché vendendoli, come dice Francesco stesso, «viene voglia di piangere».

Tutto il viaggio è stato una grande lezione. Con Francesco c’erano il patriarca di Costantinopoli e l’arcivescovo ortodosso di Atene; erano lì, insieme, i due polmoni con cui la Chiesa di Gesù Cristo respira, oriente e occidente: come una nuova alba, come il risveglio dell’aurora, che fa presagire il nuovo giorno: il giorno dell’unità dei cristiani. Pregando insieme, testimoniando insieme la stessa carità di Cristo che ci spinge, e in base alla quale saremo giudicati, con gli stessi gesti di saluto, di vicinanza. Questa è la Chiesa una che Cristo ha amato e per la quale ha dato la vita, per la quale ha pregato affinché il mondo creda. Vendendola, creda.

Che parole vere e vibranti ha detto il Papa. Dovrebbero far riflettere tutti, noi cristiani per primi. Senza oro né argento, come Pietro alla porte del tempio dinanzi allo storpio che non poteva camminare, Francesco, Bartolomeo e Hierònymos ii — tutta la Chiesa — hanno detto a quanti erano lì, in quell’esilio: «Non siete soli!». Lì c’erano loro, lì c’era la Chiesa. E ciò che avevano l’hanno dato loro: Gesù Cristo, ossia l’amore, tutto l’amore, tutta la compassione e la tenerezza di cui erano capaci nei loro gesti, nei loro sguardi. Hanno dato loro Gesù Cristo, che è amore e mostra il volto di Dio che è misericordioso, ricco di misericordia. Non stavano lì come spettatori, ma come fratelli che non tirano dritto, come «prossimi» che si avvicinano per divenire più «vicini», più prossimi. «Parlerò a nome vostro. Non perdete la speranza». Lì, accanto alla grande miseria, accanto alla grande catastrofe dell’umanità, accanto alla grande rovina dell’umanità, senza eguali dalla seconda guerra mondiale, c’è stata la Chiesa, che ha mostrato il vero volto del suo corpo che è la carità, lo stare insieme e curare le ferite, per portare tutti là dove ci sono riparo e calore familiare.

di Antonio Cañizares Llovera

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