Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Faccia a faccia
tra Trump e Xi Jinping

· Terrorismo, Medio oriente, dossier nucleare nordcoreano e clima i temi del primo incontro tra i presidenti statunitense e cinese ·

Lotta al terrorismo internazionale, crisi siriana, dossier nucleare nordcoreano, riscaldamento climatico e commercio: sono questi i punto nodali che affronteranno oggi il presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, e il presidente cinese, Xi Jinping. A Mar-a-Lago, la residenza in Florida di Trump, i leader delle due principali potenze mondiali si troveranno per la prima volta faccia a faccia. I punti di attrito emersi negli ultimi mesi non sono pochi. C'è innanzitutto la sfida nordcoreana. Ieri Tokyo ha presentato una protesta formale per il lancio di un missile balistico a medio raggio da parte della Corea del Nord, affermando che si tratta di una palese violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. 

Le parole del segretario di stato americano, Rex Tillerson, fanno ben capire la linea di Washington: «Abbiamo parlato abbastanza; non abbiamo ulteriori commenti». Sono in molti alla Casa Bianca e a Capitol Hill a pensare che l'ipotesi di un'azione unilaterale degli Stati Uniti, di concerto con gli storici alleati asiatici (Corea del Sud e Giappone), sia tutt'altro che remota. Insomma, la pazienza è finita. Trump ha chiesto a Pechino di intervenire per fare pressioni sull'alleato Pyongyang. C'è da dire che anche il governo cinese sopporta sempre di meno le intemperanze di Kim Jong-un, come dimostra la decisione nel febbraio scorso di sospendere l'import di carbone nordcoreano. L'altro grande terreno di attrito è il clima. La scorsa settimana Trump ha abolito i provvedimenti del suo predecessore, Barack Obama, sulle limitazioni alle centrali a carbone e sulle trivellazioni off-shore, eliminando — come hanno fatto notare in molti — le condizioni stesse del rispetto statunitense degli accordi sul dopo-Kyoto firmati a Parigi nel 2015. Pechino, l'altro grande inquinatore mondiale, ha invece affermato il riscaldamento globale «è una sfida comune» e che gli impegni presi verranno rispettati. Tutto in nome di quella nuova apertura del sistema cinese delineata dallo stesso Xi al Forum di Davos del 2016. «La globalizzazione è in crisi, ma il protezionismo non è la scelta giusta» aveva detto in quell'occasione il leader cinese. Un segnale di apertura al cambiamento è giunto nelle ultime ore anche dallo staff di Trump. Il presidente ha infatti deciso di rimuovere il suo consigliere Stephen Bannon dal consiglio per la sicurezza nazionale, uno degli organismi più importanti per le questioni di politica ingterna. Bannon — figura molto discussa, definito dai media lo “stratega numero uno del presidente”, il “consigliere più fidato”, ma anche colui che porta alla Casa Bianca le istanze della destra più estrema — è dunque costretto a compiere un passo indietro. Gli analisti leggono questa decisione come un cambio di direzione della strategia della Casa Bianca, nel senso di una maggiore apertura al dialogo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 maggio 2018

NOTIZIE CORRELATE