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Fabbrica di santi

· Prolusione del cardinale Angelo Amato per l’inizio dello Studium del dicastero ·

Come esistono “fabbriche” che producono auto di lusso, «frutto di ricerca e di continua innovazione», così la Congregazione delle cause dei santi “produce” beati e santi, come Teresa di Calcutta, Pio da Pietrelcina, Giovanni Paolo II, monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, che, «per la loro straordinaria testimonianza evangelica, sono nel nostro tempo il fiore all’occhiello della Chiesa e della società». Lo ha detto il cardinale prefetto Angelo Amato nella prolusione tenuta lunedì 8 gennaio, alla Pontificia università Urbaniana, per l’inizio delle lezioni dello Studium del dicastero.

Pinturicchio, «Incoronazione della Vergine» (particolare, 1503-1505)

Il porporato ha sottolineato come «la meticolosità che si riserva alla lavorazione dei prodotti di qualità» è la stessa che «viene riservata anche alla procedura canonica per giungere alla beatificazione dei servi di Dio e alla canonizzazione dei beati». La prolusione è stata anche l’occasione per tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso. Nel 2017, ha riferito il prefetto, ci sono state diciannove cerimonie di beatificazione e due di canonizzazione. Le beatificazioni hanno avuto luogo in undici nazioni diverse: Argentina, Brasile, Colombia, Giappone, India, Irlanda, Italia, Lituania, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti d’America; mentre le canonizzazioni sono state celebrate a Fátima e a Roma. I nuovi santi canonizzati sono stati trentasette, dei quali trenta sono martiri e sette confessori. Sono brasiliani, messicani, portoghesi, spagnoli e italiani. Il cardinale ha ricordato che le due canonizzazioni sono state celebrate nel santuario mariano portoghese, dove Papa Francesco ha canonizzato il 13 maggio i pastorelli Francisco e Giacinta Marto, e in piazza San Pietro, dove il 15 ottobre ha canonizzato Andrea de Soveral, Ambrogio Francisco Ferro, sacerdoti diocesani, e Matteo Moreira, laico, insieme a ventisette compagni, martirizzati nel 1645, oltre a Cristobal, Antonio e Juan, adolescenti messicani, martirizzati negli anni 1527-29, chiamati protomartiri delle Americhe, Faustino Míguez, sacerdote scolopio, fondatore dell’istituto calasanziano delle figlie della Divina Pastora (1831-1925), e Angelo d’Acri (1669-1739), cappuccino.

«Il servizio della Congregazione delle cause dei santi alla Chiesa e alla società — ha aggiunto il cardinale — è quello di celebrare uomini e donne, piccoli e grandi, di ogni lingua e nazione, che hanno vissuto in modo eroico le virtù cristiane o hanno perso la vita col martirio, ribadendo con fierezza la propria identità cristiana davanti ai nemici di Dio e della Chiesa». Il porporato ha tenuto a ribadire che le beatificazioni e le canonizzazioni hanno luogo «alla fine di una procedura accurata e complessa, che vede al lavoro — oltre agli officiali della Congregazione e ai numerosi postulatori — anche molti specialisti esterni, qualificati in storia, teologia, diritto canonico, medicina e scienze umane». Il prefetto ha poi ricordato che i tre nuclei che caratterizzano la documentazione delle cause di beatificazione e canonizzazione sono: virtù, martirio, miracolo.

A proposito di ricerca e innovazione che caratterizzano l’opera della Congregazione, il cardinale ha fatto notare che «la procedura canonica, pur fondandosi su una qualificata e collaudata esperienza plurisecolare, non è mai definitivamente chiusa, ma rimane sempre aperta a ulteriori precisazioni e superamenti». Infatti, nel 2017 si sono avuti due importanti pronunciamenti: «l’innovativo motuproprio di Papa Francesco sull’offerta della vita», pubblicato l’11 luglio, e l’istruzione della Congregazione sulle reliquie nella Chiesa, pubblicata il 17 dicembre.

Il motuproprio sull’offerta della vita, ha spiegato, «tratta di una nuova via per la beatificazione, che si aggiunge a quelle più tradizionali delle virtù, del martirio e, molto raramente, dell’equipollenza». Per quanto riguarda l’istruzione sulle reliquie, è «evidente la sua importanza per la loro comprensione teologica, liturgica e pastorale». Le reliquie nella Chiesa, infatti, «hanno sempre ricevuto particolare attenzione e venerazione, perché il corpo dei beati e dei santi, destinato alla risurrezione, è stato sulla terra il tempio vivo dello Spirito Santo e lo strumento della loro santità». Il porporato ha fatto notare che la devozione dei fedeli verso le reliquie dei beati e dei santi è non solo un ricordo della loro santità, ma anche «uno strumento di intercessione per ottenere grazie e favori spirituali e materiali». Nelle chiese le reliquie autentiche, «al pari delle icone, sono tenute in grande onore». E non a caso nei monasteri ortodossi, ha aggiunto, «il luogo più prezioso è la cappella delle reliquie, che costituisce il cuore e il tesoro della comunità monastica». Va ricordata, in proposito, la straordinaria accoglienza che, durante l’estate del 2017, «i fedeli ortodossi russi hanno riservato a Mosca e a San Pietroburgo, al pellegrinaggio di una reliquia del corpo di san Nicola di Bari, molto venerato non solo in Occidente ma anche in Oriente».

Del resto, nella Chiesa cattolica, «per la consacrazione delle nuove chiese e degli altari sono necessarie alcune reliquie dei santi e dei martiri». Durante la cerimonia di beatificazione, poi, «vengono portate in processione all’altare, vengono incensate e venerate le reliquie dei nuovi beati, come segno della preziosità della loro testimonianza di virtù o di martirio». Il cardinale ha fatto notare che nell’istruzione c’è «una innovazione, che riguarda le reliquie insigni». Tradizionalmente, sono considerate reliquie insigni sia il corpo dei beati e dei santi sia le parti notevoli dei loro corpi. Nel nuovo documento viene considerata come reliquia insigne anche «l’intero volume delle ceneri derivanti dalla loro cremazione. È quindi rilevante l’attenzione da dare a questo argomento».

Il prefetto ha poi annunciato tre novità editoriali. A cominciare dal Manuale, libro di testo dello Studium, giunto alla quarta edizione, che è stato rivisto, rinnovato e notevolmente ampliato. Come nelle precedenti edizioni, il Manuale si suddivide in tre sezioni: teologica, storico-agiografica e giuridica. A questo si aggiungono la pubblicazione Santi e beati giovani, che vuole essere un contributo per il prossimo sinodo dei Vescovi, e il sesto volume dell’Opus magnum di Benedetto XVI.

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