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La folla dei musei

· Milioni di visitatori in Vaticano ·

I quasi cinque milioni e mezzo di visitatori dei Musei Vaticani nell’anno 2013 (5.459.000 per l’esattezza) sono una notizia allo stesso tempo felice e preoccupante. 

Felice perché confermano la buona salute e la formidabile attrazione internazionale esercitata dai musei del Papa (gli Uffizi, la collezione d’arte più visitata d’Italia, non arrivano a due milioni di presenze annuali), preoccupante perché un numero così imponente obbliga a riflessioni assai serie. Infatti una pressione antropica tanto massiccia vuol dire usura delle collezioni, vuol dire rischi di danneggiamenti, vuol dire disagio per i visitatori costretti a percorsi superaffollati e stressanti.

È chiaro che noi non possiamo chiudere il portone d’ingresso né contingentare l’accesso a chi, magari per la prima e unica volta nella vita, viene a Roma dal Cile o dall’Australia, dal Canada o dal Brasile, per vedere la Cappella Sistina e le Stanze di Raffaello, il Laocoonte e l’Apollo del Belvedere. Possiamo però disciplinare i flussi, distribuirli sull’intero arco della giornata, aumentare i tempi di apertura, eliminare per quanto possibile le code con lo strumento della prenotazione on-line. Sono provvedimenti che abbiamo messo in opera e via via collaudato e perfezionato negli ultimi anni. Se questo non avessimo fatto non saremmo riusciti a governare, tutto sommato in modo abbastanza soddisfacente, i cinque milioni e mezzo di presenze del 2013. Un numero come quello ci avrebbe semplicemente travolti.

L’altro fondamentale impegno al quale ci obbliga il bilancio dell’anno scorso è la necessità della cura metodica e costante delle collezioni. La manutenzione ordinaria e straordinaria, la conservazione preventiva e programmata, devono essere sempre di più potenziate.

Alle “buone pratiche”, le sole che permettono ai Musei di fronteggiare la pressione dei visitatori, dobbiamo riservare il meglio delle attenzioni e delle risorse.

di Antonio Paolucci

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26 agosto 2019

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