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Esplosioni
nella Striscia di Gaza

· Uccisi tre uomini della sicurezza palestinese ·

Tre uomini della sicurezza palestinese sono rimasti uccisi in esplosioni che hanno colpito nella notte due checkpoint a Gaza City, la città principale della Striscia. Lo ha confermato il ministero dell’Interno dell’enclave palestinese governata da Hamas.

Secondo le ultime ricostruzioni, le esplosioni — almeno due — si sono verificate a meno di un’ora di distanza l’una dall’altra. La causa delle esplosioni non è chiara, ma alcuni abitanti di Gaza hanno parlato della presenza di un drone dell’esercito israeliano. La Jihad islamica, riporta l’agenzia di stampa Dpa, ha dichiarato che almeno due delle vittime erano suoi uomini.

A seguito delle esplosioni, il ministero dell’Interno ha dichiarato lo stato di emergenza. L’esercito israeliano ha sostenuto di «non essere al corrente di alcun bombardamento» avvenuto la notte scorsa.

Ieri, invece, un aereo israeliano ha bombardato un posto di osservazione di Hamas a ridosso del confine fra la Striscia di Gaza e Israele, in risposta ad un attacco con colpi di mortaio. Il raid israeliano ha colpito una postazione di Hamas presso Juhor ad-Dik, nella parte centrale della Striscia, dopo che un colpo di mortaio è arrivato in territorio israeliano.

I consiglieri militari del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, hanno informato il capo dell’opposizione parlamentare (ed ex capo di stato maggiore dell’esercito), Benny Gantz, sulla situazione attuale di sicurezza.

Di norma, ricordano gli analisti politici, i premier israeliani dettagliano il capo dell’opposizione in caso di guerra: il briefing di ieri — annunciato dall’ufficio di Netanyahu — potrebbe indicare, secondo i media israeliani, che il Gabinetto di sicurezza del primo ministro si stia preparando ad ogni possibile evenienza.

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11 dicembre 2019

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