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​Esodo da Idlib

· Le Nazioni Unite prevedono la fuga di un milione di persone ·

Civili in fuga da Idlib  (Afp)

In meno di due settimane, oltre 38.500 persone sono sfollate dalla provincia di Idlib, nella Siria nordoccidentale. Cercano di fuggire da quando sono aumentate le ostilità e i timori per una prossima massiccia operazione militare dell’esercito di Damasco contro quella che viene considerata l’ultima roccaforte dei ribelli in quell’area del paese. È quanto rende noto l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari umanitari (Ocha), sottolineando che in realtà l’Onu sta preparando un piano di assistenza per 900.000 persone perché prevede un esodo di queste proporzioni da Idlib se le forze di Damasco continueranno a procedere come annunciato. In totale, a Idlib ci sono 2,9 milioni di persone a rischio. 

La maggior parte degli sfollati sono fuggiti verso nord, in direzione del confine con la Turchia. Altri hanno scelto di trasferirsi in campagna «con la speranza di poter tornare presto».
Per discutere anche della questione siriana si incontrano oggi a Berlino i ministri degli esteri di Russia e Germania, Serghiei Lavrov e Heiko Maas. Ieri hanno fatto sapere di dover discutere varie questioni internazionali tra cui Ucraina e Iran, ma in particolare di doversi confrontare su quanto sta accadendo in Siria. Lavrov, in una intervista all’agenzia di stampa tedesca Dpa, ha spiegato anche di avere a cuore il coinvolgimento tedesco nella ricostruzione della Siria. E ha poi affermato: «Ci sono divergenze politiche che portano momenti complicati nella struttura delle relazioni bilaterali, ma le convergenze comuni storiche, culturali e sociali, l’economia e la saggezza umana hanno posto le fondamenta che consentono alle genti dei nostri paesi di credere in un futuro positivo e prevedibile e che possiamo fare insieme». Inoltre ha auspicato un «rinnovato dialogo» affermando: «Le tensioni fra noi e i governi occidentali ci sono costate molto, con la perdita di sicurezza e stabilità internazionale, ma non è troppo tardi per ribaltare questo andamento».
Da parte sua, il governo francese si dice «preoccupato per l’evoluzione della situazione a Idlib» e non esclude «il rischio di crimini di guerra». In una nota diffusa dal ministero degli esteri di Parigi si legge: «I bombardamenti di questi ultimi giorni da parte del regime e della Russia ci fanno temere il peggio per le popolazioni civili». La consapevolezza è che «un’ampia offensiva a Idlib porterebbe a conseguenze disastrose».
Dalla Turchia arrivano le considerazioni del ministro della difesa di Ankara, Hulusi Akar, ex capo di stato maggiore dell’esercito: «Idlib è sull’orlo di una nuova crisi e la Turchia sta lavorando con Russia, Iran e altri alleati per evitare una tragedia». Anche Aktar si è detto certo che «un’operazione militare contro Idlib provocherebbe una catastrofe». Nelle ultime ore Ankara, che confina con la regione nordoccidentale della Siria, ha inviato rinforzi in vista della minacciata offensiva di terra di Damasco con il sostegno di truppe russe e iraniane.

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26 settembre 2018

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