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Esigenza di conversione

· La misericordia secondo Francesco ·

Pubblichiamo la parte conclusiva dell’intervento tenuto il 20 agosto a Rimini, in occasione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, dal segretario incaricato della vicepresidenza della Pontificia commissione per l’America latina. Il rappresentante della Santa Sede ha partecipato a una tavola rotonda sul tema «Cinque anni di pontificato. Alla scoperta del pensiero di Bergoglio».

È molto chiaro, in primis, che questo pontificato ci ha immersi pedagogicamente nel mistero della misericordia. È ovvio che questo attributo inaudito di Dio, che è al centro del disegno di salvezza, sia stato sempre considerato dal magistero della Chiesa e dai pontefici precedenti, ma mai come oggi appare così chiaro che la misericordia è la modalità adeguata di vivere e di trasmettere l’avvenimento cristiano. Di viverla, perché consapevoli delle miserie che portiamo noi, cristiani, insieme alla grazia battesimale, consapevoli, come diceva l’apostolo Paolo, che siamo stati trattati con misericordia. Di viverla tra noi, perché per essere degni testimoni della misericordia, questo pontificato ci richiama con forza, a volte con certa rudezza, a una conversione, da un rinnovato incontro con Cristo, lasciando penetrare la nostra vita con il suo Vangelo, più tagliente di ogni spada a doppio taglio, per lasciare indietro il nostro imborghesimento mondano, diventando veri discepoli-missionari del Signore.
Siamo una comunità di poveri peccatori abbracciati, immeritatamente, dall’amore misericordioso di Dio, mendicanti della sua grazia di perdono e di riconciliazione, di purificazione e di comunione. E di trasmettere la misericordia, con compassione e tenerezza, a una umanità ferita, abbracciandola inclusa nelle sue miserie; trasmetterla come modalità sostanziale di andare incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, così frequentemente lontani dalla Chiesa, senza escludere nessuno — perché l’amore di Dio non esclude nessuno — e senza porre precondizioni morali per questo incontro. Papa Francesco è fermamente convinto che soltanto la vicinanza concreta di questo amore misericordioso è in grado di spezzare pregiudizi e resistenze, porta con sé attrattiva, apre i cuori, dà spazio a un dialogo reale, permette autentici scambi di umanità, suscita interrogativi e speranze, prepara per l’annuncio e l’accoglienza del Vangelo. Inoltre, se misericordia si traduce etimologicamente come il cuore che abbraccia i poveri, tutti rimaniamo richiamati dalla coerente testimonianza quotidiana del pastore universale che si inchina servizievole sui bisogni umani, che va in cerca dei peccatori, che riconosce negli abbandonati e nei sofferenti la seconda eucaristia del Signore, che custodisce la dignità delle moltitudini di vulnerabili, esclusi e scartati che si trovano in società sempre più distratte e indifferenti.

di Guzmán Carriquiry Lecour

 

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16 luglio 2019

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