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Esemplare collaborazione

· Celebrazione del segretario di Stato per gendarmeria e polizia ·

A nome di Papa Francesco, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha ringraziato i gendarmi vaticani e gli agenti di pubblica sicurezza italiana per il loro «importante servizio, per la dedizione e l’impegno». Occasione per questo significativo riconoscimento è stata la comune festa del patrono san Michele Arcangelo, in occasione della quale il porporato ha celebrato la messa nella cappella del Governatorato venerdì mattina, 29 settembre. Erano presenti il ministro italiano dell’interno, Marco Minniti, con il capo della polizia Franco Gabrielli. Ad accoglierli Domenico Giani, direttore dei Servizi di sicurezza e protezione civile dello Stato della Città del Vaticano.

«La missione di assicurare, con la vostra presenza discreta e attenta, l’ordine, la tranquillità e l’osservanza delle norme — ha affermato il porporato — necessita di una specifica preparazione, un’esemplare cura e un’alta tensione morale. Quest’ultima, quando è radicata nella fede, predispone la mente e il cuore a ricevere quel supplemento di forza, chiarezza e serenità che proviene dall’alto e che si rivela molto utile alla buona riuscita del vostro lavoro».

A gendarmi e agenti di polizia il segretario di Stato ha riconosciuto «l’esemplare collaborazione e sinergia con cui procedete, fattore indispensabile per il buon esito della vostra missione», auspicando «che possiate sempre più avvantaggiarvi reciprocamente attraverso un proficuo scambio di esperienze e di informazioni». Del resto, ha spiegato, «la sicurezza è un bene inestimabile che si costruisce mediante un incessante lavoro di squadra, nella fattiva e intelligente collaborazione di tutti». Perciò la sicurezza «è il risultato di una costante e prudente azione, tanto più efficace quanto più è discreta e capillare». Di qui l’esortazione «ad allenare non solo il corpo per le esigenze operative delle vostre mansioni e la mente per la comprensione dei fenomeni umani e naturali, ma anche lo spirito per essere sempre bene equipaggiati di fronte alle difficoltà e agli imprevisti».

Il cardinale non ha mancato di proporre una riflessione sugli angeli: «È certo appropriato che san Michele, principe delle milizie celesti, sia il vostro protettore: in ogni epoca si manifestano infatti opportunità e sfide, notevoli realizzazioni miste a difficoltà e pericoli». E oggi «è sufficiente sfogliare un quotidiano o ascoltare un notiziario per prendere visione delle brillanti acquisizioni contemporanee, ma anche della violenza di singoli o gruppi organizzati che, nella loro disperazione e prepotenza, commettono gesti di inaudita ferocia». Ma «la Scrittura ci assicura che il male, pur portando scompiglio e dolore, non avrà l’ultima parola». Di più, ha aggiunto il cardinale, «nessuno può paragonarsi a Dio, usurpandone la funzione: chiunque lo fa ne deturpa il vero volto e, invece di liberarci e innalzarci, ci assoggetta a una dura schiavitù, invece della gioia e della luce che ci procura il buono, il vero e il bello, ci porta il buio della disarmonia, dell’inganno e dalla perfidia». E ha concluso mettendo in guardia dalla «bramosia del potere, del piacere, del denaro, della fama a ogni costo» e dalla «fuga dalle responsabilità» che produce «disillusione, violenze, ipocrisie e vuoto interiore».

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18 settembre 2019

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