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Esempio di pastore nell'Anno sacerdotale

· Il cardinale segretario di Stato celebra la messa per sant'Andrea Corsini ·

Nell'Anno sacerdotale, la figura e l'opera di sant'Andrea Corsini (1301-1373) costituiscono un modello per ogni presbitero. In particolare, è esemplare quella sua insistenza nell'indicare alcune caratteristiche che devono possedere quanti annunciano il Vangelo: essere infiammati dal fuoco dello Spirito, avere passione per Dio e per l'umanità ed essere attenti ai bisogni e alle domande degli uomini del proprio tempo. È quanto ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, nel presiedere la concelebrazione eucaristica, giovedì pomeriggio 4 febbraio, nella cappella corsiniana della basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione della memoria liturgica di sant'Andrea Corsini.

«La sua vicenda spirituale — ha proseguito il porporato — anche nel mondo contemporaneo, profondamente segnato dalla dittatura del relativismo e dall'oblio dei valori autentici, può diventare per i consacrati e per ogni credente un forte stimolo a vivere la misura alta della vita cristiana, nella piena fedeltà al proprio tempo e alla verità del Vangelo».

«Quando — ha detto il cardinale —  il 13 ottobre 1349, mentre era provinciale dei carmelitani, fu nominato vescovo di Fiesole da Papa Clemente vi, la fama della sua carità già travalicava Firenze, dove era nato nel palazzo di famiglia, il 30 novembre 1301. Pur nel frastuono di quella spensierata e rissosa città, udì il soffio dello Spirito, che si tradusse in un irresistibile richiamo alla mistica pace del Carmelo. A 15 anni vestì l'abito religioso nel convento del Carmine, mostrando da subito una pietà soccorrevole verso i più bisognosi e, dopo l'ordinazione sacerdotale, venne mandato a completare gli studi nell'università di Parigi. Tornò a Firenze quando già imperversava la terribile peste del 1348, nella quale egli si distinse per carità e coraggio,  ponendosi con eroica dedizione al servizio degli ammalati. Come vescovo  volle risiedere a Fiesole, rinunciando al comodo palazzo fiorentino che era stato sede dei suoi predecessori».

L'esempio del santo vescovo è quanto mai attuale, perché alcuni suoi comportamenti e scelte pastorali sono valide per ogni tempo e ogni luogo. «Manifestò singolare zelo nella predicazione — ha sottolineato il segretario di Stato — nella preghiera, nell'austerità della vita, nella visita alle parrocchie, nella difesa della libertà della Chiesa contro soprusi e ingerenze, come pure nella carità verso gli umili e i diseredati, procurando loro assistenza materiale e spirituale. Speciale cura dedicò ai suoi preti, precorrendo i dettami del Concilio di Trento e stabilendo precise norme circa la preparazione culturale e spirituale dei candidati al presbiterato. La Santa Sede, poi, gli affidò incarichi delicati e difficili come la missione del 1368 a Bologna per dirimere gravi contese. Morì la sera dell'Epifania  del 1374, dopo una vita spesa interamente nel “portare il lieto annunzio” agli uomini e alle donne del suo tempo con la parola, ma soprattutto con la testimonianza di una vita».

Dopo aver ricordato le parole del brano evangelico di Matteo, dove Gesù invita a non farsi chiamare «rabbi», perché uno solo è il Maestro, il cardinale ha offerto una riflessione su come sant'Andrea Corsini abbia interpretato nella sua vita quelle parole. «Tale programma evangelico — ha evidenziato — egli si è impegnato a tradurlo soprattutto nell'esercizio del suo ministero episcopale. Egli si sforzò di imitare senza riserve l'unico Maestro, facendo dell'amore a Dio e ai fratelli l'obiettivo supremo, perché, attraverso la sua umile persona, Cristo stesso fosse guida e pastore della chiesa a lui affidata. Come pure, egli esercitò nei confronti dei sacerdoti, dei poveri, dei sofferenti e dell'intera Chiesa fiesolana una paternità forte e premurosa, nella consapevolezza che ogni paternità in cielo e in terra trae nome e contenuto soltanto dal Padre celeste».

All'inizio della celebrazione, monsignor Franco Camaldo, cerimoniere pontificio e cappellano della cappella corsiniana, ha rivolto un breve saluto al cardinale, nel quale ha sottolineato come «ci sentiamo parte viva della santa Chiesa cattolica che è sempre attenta ai bisogni dell'uomo in ricerca di pace e di giustizia, e per questo chiediamo a sant'Andrea, operatore di giustizia e di pace, di guidare l'umanità intera sulla via della verità e del Vangelo».  Alla celebrazione erano presenti, tra gli altri, membri del capitolo lateranense, prelati e personalità civili e militari.

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