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Esce di scena il presidente
con il cappello di astrakan

· L'Afghanistan vota per il dopo Karzai ·

Dopo tredici anni di presidenza di Hamid Karzai, oltre dodici milioni di afghani si recano alle urne, sabato 5 aprile, per nominare il nuovo capo dello Stato. Sul voto pende la minaccia delle violenze talebane: alla vigilia dell’appuntamento elettorale una fotografa tedesca è stata uccisa e una giornalista canadese è stata ferita. 

La scelta del nuovo presidente riveste valore strategico perché s'inserisce in un contesto particolarmente delicato per il Paese e perché potrebbe segnare una svolta nella politica estera di Kabul. Entro la fine del 2014 sarà completato il ritiro del contingente internazionale e si teme che, dopo questa data, le violenze talebane possano intensificarsi, mettendo così a dura prova la capacità militari, ancora da affinare, delle forze locali. Su questo scenario grava il mancato accordo sulla sicurezza tra Afghanistan e Stati Uniti, che avrebbe dovuto agevolare il difficile passaggio delle responsabilità alle unità afghane. Ma su tale fronte si è consumata un’ampia divergenza tra Washington, che intendeva siglare subito l'intesa, e Karzai che, al contrario, ha preferito prendere tempo. L'intransigenza, in merito alla tempistica della firma, ha finito per attirare sul presidente afghano gli strali non solo degli Stati Uniti, ma anche della Nato e della stessa Loja Jirga (la grande assemblea afghana degli anziani e dei capi tribali), favorevoli alla sollecita ufficializzazione dell'accordo. Di conseguenza l'Afghanistan si è trovata divisa al suo interno e isolata dalla comunità internazionale.

Ecco allora che al nuovo presidente che uscirà dalle urne si lega la prospettiva di un cambio di rotta, che potrebbe consistere in un atteggiamento più conciliante con le istanze della comunità internazionale, a beneficio anche di un ruolo più costruttivo di Kabul in politica estera. Ci si chiede dunque, in questo passaggio della storia afghana, se l'era di Karzai sarà completamente tramontata o se in qualche modo la sua influenza, soprattutto nella politica interna, continuerà a sortire effetti. L’ «International Herald Tribune» di venerdì 4 sottolinea che l'eredità di Karzai non si dissolverà facilmente e ipotizza anzi che il presidente uscente cercherà di conservare una qualche forma di potere per continuare a giocare, anche dietro le quinte, un ruolo non marginale. «Le Monde», dal canto suo, facendo un bilancio dell'azione politica di Karzai, parla di «sogno infranto». Nel 2002 l'uomo con il cappello di astrakan incarnava le speranze di un Paese libero e pacificato: adesso, scrive «Le Monde», lascia un Paese esangue, sempre insidiato dalla minaccia talebana e legato ai Paesi occidentali da rapporti sempre meno amichevoli.
I candidati alla successione di Karzai sono otto. Tra i favoriti, Abdullah Abdullah, 53 anni, leader della coalizione nazionale afghana. Nelle elezioni del 2009 fu il secondo candidato più votato con circa il trenta per cento dei voti, poi si ritirò dalla corsa contestando presunti brogli. Un altro candidato cui arride il favore del pronostico è Ashraf Ghani, 64 anni. Ha lavorato per la Banca mondiale per undici anni ed è stato, tra l’altro, ministro delle Finanze nel Governo di transizione targato Karzai (2002-2004). Tra i favoriti figura anche Abdullah Zalmai Rassoul, 70 anni, indipendente centrista, ex ministro degli Esteri, una delle figure più vicine a Karzai.

Gabriele Nicolò

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