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Erdoğan
si appella ai musulmani

· Contro le misure israeliane nell’area della moschea di Al Aqsa ·

«Vorrei lanciare un appello a tutti i miei concittadini e i musulmani del mondo intero, affinché tutti si rechino in visita a Gerusalemme alla moschea di Al Aqsa. Venite a proteggere tutti insieme Gerusalemme». Così è intervenuto ieri il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, a proposito delle recenti tensioni nell’area circostante la moschea di Al Aqsa, a Gerusalemme.

L’area circostante alla moschea di Al Aqsa dove sono stati rimossi i metal detector (Afp)

Erdoğan ha chiesto in sostanza una mobilitazione generale del mondo arabo con un intervento che certo non favorisce il clima di distensione invocato da più parti e l’impegno delle diplomazie affinché sia ripresa la via del dialogo tra israeliani e palestinesi. Oltretutto, nonostante la rimozione dei contestati metal detector, ieri i fedeli islamici si sono rifiutati di entrare nell’area della moschea. E in serata hanno dato vita a manifestazioni che sono degenerate in aspri scontri con le forze di sicurezza dislocate alla Porta dei leoni, uno degli ingressi della Città vecchia. La radio militare ha riferito che, in seguito a questi nuovi tafferugli, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alla polizia di rafforzare i controlli. Un appello alla popolazione di Gerusalemme perché «inasprisca la resistenza» e tenga preghiere di protesta anche venerdì prossimo è stato lanciato ieri da Al Fatah (il partito del presidente Mahmoud Abbas, forza maggioritaria dell’Olp) al termine di una consultazione tra i vertici politici palestinesi. Come riferiscono diverse fonti della stampa locale, il presidente Abbas ha incontrato ieri il mufti di Gerusalemme e ha confermato che la cooperazione di sicurezza con Israele resta sospesa «per difendere i luoghi santi». La normalità tornerà, ha aggiunto, quando Israele ripristinerà la situazione che era in vigore prima del 14 luglio.

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18 settembre 2019

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