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Erdoğan attacca Merkel

· Non si attenua la tensione tra Turchia e Germania ·

Prosegue con toni sempre più accesi l’offensiva diplomatica della Turchia nei confronti di Angela Merkel e della Germania. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha lanciato ieri nuovi strali contro il cancelliere tedesco accusandola senza mezzi termini di «sostenere terroristi» come il corrispondente della «Welt», che sarà processato per spionaggio. Merkel — ha precisato il presidente turco — utilizza «metodi nazisti contro i miei fratelli turchi che vivono in Germania e contro i miei ministri e deputati che si recano in quel paese».

Il presidente turco Erdoğan  durante un comizio per il referendum (Ap)

Da Berlino, il ministro degli esteri tedesco, Sigmar Gabriel, ha detto al collega turco, Mevlüt Çavuşoğlu, che Erdoğan «ha superato il limite». Al quotidiano tedesco «Passauer Neue Presse», Gabriel ha precisato: «Siamo tolleranti, ma non siamo degli stupidi. Questa è la ragione per cui ho fatto sapere molto chiaramente al mio omologo turco che il limite è stato superato». Merkel, nei giorni scorsi, ha definito i paragoni con il nazismo «senza senso e indegni di un partner della Nato». Il clima tra Turchia e Germania è peggiorato ulteriormente dopo che Ankara ha convocato l’ambasciatore di Berlino, protestando per alcune bandiere dei ribelli secessionisti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk, fuorilegge in Turchia) apparse in un corteo di curdi a Francoforte. Come se non bastasse, si è aperto un altro fronte di tensione, stavolta con la Danimarca, perché alcuni danesi sarebbero stati minacciati dalle autorità turche. Giorno dopo giorno, evidenziano gli analisti politici, Erdoğan sta conducendo la sua campagna elettorale per il cruciale referendum del 16 aprile sul presidenzialismo all’insegna del muro contro muro con l’Europa. A partire da Germania e Olanda, bollate nei giorni scorsi come «paesi nazisti» per aver vietato i comizi ai ministri turchi. Le autorità di Berlino e Amsterdam hanno detto che l’annullamento dei comizi è stato dettato da motivi di sicurezza interna.

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