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Era decisivo
anche un goccio di benzina

· La protezione del patrimonio artistico italiano durante la seconda guerra mondiale ·

Patrizia Dragoni e Caterina Paparello, due giovani studiose dell’Università di Macerata, hanno curato un libro che, edito nella benemerita collana «Le voci del Museo», parla di Protezione del patrimonio artistico delle Marche e dell’Umbria durante la seconda guerra mondiale (Firenze, Edifir, 2015, pagine 464, euro 32). Come succede nelle opere ben concepite e correttamente condotte, il libro ha una struttura coerente che analizza ogni dettaglio senza mai perdere di vista il contesto. I primi capitoli sono dedicati alla attesa della guerra che tutta Europa sentiva prossima e inevitabile. Del resto la guerra di Spagna, prova generale del grande conflitto (le antiche chiese date alle fiamme dai «rossi», i centri storici bombardati dalle squadre aeree italiane e tedesche), aveva fatto capire a tutti quali scenari catastrofici si andassero preparando.

Puccio di Simone «Madonna con Bambino e santi»  (XIV secolo)

Nessuno tuttavia, né in Italia né altrove, era in grado di prevedere le proporzioni e gli effetti della guerra totale. Nessuno poteva immaginare che per mesi le aviazioni e le artiglierie delle potenze combattenti si sarebbero accanite su Monte Cassino fino a ridurre il più antico e venerabile monastero d’Europa a una specie di cratere lunare. Nessuno poteva immaginare che una notte di febbraio del 1945, quando la guerra era ormai praticamente finita, le fortezze volanti alleate avrebbero consumato in un globo di fuoco Dresda, la «Firenze del Nord», la più bella e la più celebre città d’arte tedesca.
Il libro ha il suo centro nell’opera e nella personalità dei due soprintendenti di guerra: Pasquale Rotondi per le Marche, Achille Bertini Calosso per l’Umbria, l’uno e l’altro costretti a fronteggiare il conflitto nelle sue fasi più drammatiche. In particolare tempestiva e previdente fu l’opera di Pasquale Rotondi il quale decise di ricoverare il patrimonio artistico mobile marchigiano ma anche veneto (i quadri dell’Accademia di Venezia, gli ori e gli smalti bizantini della patriarcale basilica di San Marco) in luoghi che almeno sulla carta apparivano inaccessibili e inviolabili: la rocca di Sassocorvaro capolavoro dell’architettura militare di Francesco di Giorgio Martini e la villa castello dei Principi, nel borgo appenninico di Carpegna. Chi mai — pensava giustamente Rotondi — avrebbe avuto interesse a occupare o a bombardare luoghi pressoché disabitati, lontani da centri industriali di qualche importanza, collegati da strade impervie, privi di qualsiasi rilevanza tattica o strategica? Purtroppo le cose andarono come sappiamo. Dopo lo sbarco in Sicilia e la caduta di Mussolini, il fronte si mosse velocemente risalendo la penisola. Nell’autunno del 1943 Sassocorvaro e Carpegna erano già zona di guerra. Fu allora che si compì l’operazione di salvataggio del patrimonio artistico più importante e più fortunata di tutto il conflitto: il trasferimento in Vaticano dei dipinti di Sassocorvaro e di Carpegna.
Bisogna calarsi nella situazione politica di quel tempo per capire la delicatezza e l’azzardo dell’operazione. C’erano due Italie, quella del Regno del Sud e quella della Repubblica Sociale. C’erano di conseguenza due amministrazioni delle Belle Arti e due direttori generali: Marino Lazzari, coadiuvato da funzionari di rango come Emilio Lavagnino e Giulio Carlo Argan per il governo legittimo, Carlo Anti, illustre archeologo già rettore dell’Università di Padova, per la repubblica di Mussolini. A quale dei due apparati burocratici bisognava obbedire? Mentre il soprintendente dell’Umbria Bertini Calosso preferì lasciare le opere nei depositi locali e aspettare l’evolversi della situazione, Rotondi non ebbe dubbi.
Il trasferimento in Vaticano si fece in perfetto ordine e senza danni per le opere. Oltre che al soprintendente Rotondi il merito del successo va riconosciuto al sostituto della segreteria di Stato monsignor Giovan Battista Montini il quale, con pazienza e con sapienza, seppe negoziare l’intesa con le autorità italiane e tedesche. 

di Antonio Paolucci

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19 novembre 2018

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