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Equilibrio nel dialogo

· Ebrei e cristiani dall’Ottocento ai giorni nostri ·

La Chiesa cattolica è missionaria e i missionari spendono la loro esistenza in tutte le parti del mondo annunciando il Vangelo. Fra la Chiesa e Israele, nel corso dell’Ottocento quali sono stati i rapporti? Quale il significato e la modalità di missione?

Il volume Emergence, renouvellement et critique du XIX à nos jours, a cura di Danielle Delmaire, Marie-Hélène Robert e Olivier Rota (Parole et Silence, Paris, 2016, pagine 246, euro 22) inquieta e mette in discussione, facendo conoscere con un rigoroso metodo storico, citando abbondantemente documenti e usando uno stile sobrio e distaccato, non solo il concetto o l’ideale di missione cattolica verso (o contro) gli ebrei ma anche tutte le vicende storiche susseguitesi negli anni, senza saltare alcun passaggio logico.

Marc Chagall, «Autoritratto con orologio» (1947)

Il piano sociale, politico e religioso vi si trovano coinvolti e innervati. La tensione dialettica o conflittuale venuta a crearsi con la vocazione missionaria della Chiesa cattolica richiede un serio ripensamento, perché «resta uno dei punti maggiori di riflessione teologica cristiana, nel senso che coinvolge anche l’ecclesiologia, la cristologia e l’escatologia». La novità impressa dalla svolta del Vaticano II emerge sempre più nella riflessione teologica attuale. Il dialogo interreligioso è costantemente chiamato in causa, come pure il dialogo ebraico-cristiano perché Israele è “intrinseco” alla vita della Chiesa.

L’apertura a nuove posizioni è sempre delicata e richiede di considerare simultaneamente il deposito delle Sacre Scritture, la tradizione ma anche la sensibilità odierna. Lo sguardo, sia degli studiosi — ebrei e cristiani — che del lettore viene richiamato a posarsi sul «mistero d’Israele e sulle sue implicazioni apostoliche». Un mistero inteso nella sua particolare accezione di termine tecnico per la rivelazione della realtà futura escatologica che porterà a compimento il disegno di Dio nella storia.

Più volte viene giustamente chiamato in causa il contesto storico delle prime comunità cristiane e i legami con la sinagoga. E risulta evidente che biblisti e teologi dovrebbero lavorare a un ripensamento della nostra concezione di comunità ebraico-cristiane in cui storia, teologia e relazioni si ritrovano intrecciate.

Dopo la prima metà dell’Ottocento, patrocinata e appoggiata da alcuni ambienti e personalità cattoliche, la missione ha subito dei mutamenti. Oggi quale obbiettivo si propone? Qual è la vocazione peculiare di Israele?

Due i poli della ricerca: l’approccio storico agli eventi e alla mentalità della missione cristiana diretta agli ebrei dagli inizi dell’Ottocento fino al Vaticano II; e l’approccio teologico ed esegetico che osserva la dinamica, inedita, dell’articolazione odierna fra missione e dialogo ebraico-cristiano.

Si trascorre quindi dal saggio di Danielle Delmaire, Convertir pour sauver les âmes: l’Église catholique et la conversion des juifs au XIX siècle, a quello di Marc Rastoin, Paul de Tarse et le judaïsme: entre colère et salut, che apre alla nuova dimensione percepita in atto fra biblisti e teologi sensibili e attenti che, muovendo da una teologia-ideologia della sostituzione si aprono alla teologia della benedizione. Come del resto gli interventi e i gesti simbolici dei Papi negli ultimi decenni hanno ampiamente dimostrato.

di Cristiana Dobner

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21 ottobre 2019

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