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Entra in scena il protagonista

· Nella trilogia su Gesù di Nazaret ·

Con la trilogia di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI su Gesù di Nazaret non siamo di fronte a un saggio di un teologo privato, che avanza le proprie ipotesi di ricerca, né dinanzi a un documento del Pontefice nel suo servizio magisteriale. 

Orfeo Vian, «Incredulità di Tommaso» (1949)

Altresì, ci è offerto, con rigore scientifico e sapienza spirituale, il frutto di una lunga e intensa «ricerca personale del volto del Signore» donato umilmente a coloro che avvicinano la figura di Gesù con onestà intellettuale e sincero spirito di ricerca. Dopo aver chiarito il genere letterario della sua opera — non si tratta di una vita di Gesù né di una cristologia, ma si richiama al trattato sui «misteri della vita di Gesù» — l’autore afferma di essere «guidato dall’ermeneutica della fede, ma al contempo tenendo conto responsabilmente della ragione storica, necessariamente contenuta in questa stessa fede». Dal punto di vista del metodo, occorre coniugare continuità e novità a molteplici livelli: tra l’Antico e il Nuovo Testamento; tra il Gesù del ministero pubblico e il Signore risorto; tra il Gesù dei Vangeli, la Chiesa primitiva e le successive generazioni cristiane. Dal punto di vista del contenuto, si tratta di uno sguardo che si volge all’incontro personale con Cristo, nella fede della Chiesa.

Con la trilogia abbiamo di fronte la vivida rappresentazione del «protagonista finalmente apparso» che non corrisponde al cadavere vivisezionato dell’esegesi scientifica, quanto piuttosto alla presenza attuale di Gesù nella vita della Chiesa, trasmesso dalla tradizione dei testimoni, nella ininterrotta catena che va da Pietro ai suoi successori. Tale opera vale dunque a mostrare che il Verbo di Dio veduto, udito, toccato e contemplato dai discepoli (cfr. 1 Giovanni, 1, 1-4), la cui memoria viva è trasmessa dalla Chiesa, è la misura per tutti coloro che nutrono speranza che Dio possa incontrarli nella storia, nella loro storia.

Gerhard L. Müller

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