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Ennesima strage di migranti

· Otto uccisi al confine turco-siriano mentre l’Onu chiede un patto globale per fronteggiare l’emergenza ·

Ancora una strage di profughi. E ancora una perdita di piccole vite nell’ennesima tragedia della disperazione che ha colpito un gruppo di siriani in fuga dalla guerra alla ricerca di una vita migliore. Questa volta il dramma non è avvenuto in mare, ma al confine tra Turchia e Siria. Almeno otto profughi siriani, tra cui quattro bambini, sono stati uccisi dall’esercito turco mentre tentavano di attraversare la frontiera. 

Migranti siriani in fuga dai combattimenti verso la Turchia

Ma la vicenda rientra in un quadro molto più complesso: ieri, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) ha reso noto che nel mondo sono presenti almeno 65 milioni di profughi. È la prima volta che il numero delle persone in fuga da guerra, violenze e miseria supera la soglia dei sessanta milioni. L’Unicef (il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) ha definito «criminale» l’uccisione dei migranti al confine tra Siria e Turchia. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (organizzazione dell’opposizione con sede a Londra), i profughi siriani stavano cercando di attraversare il confine tra Kherbet Al Jouz (nel nordest della Siria) e la provincia turca di Hatay. Quando l’esercito turco ha fatto fuoco su di loro, il gruppo si trovava nei pressi della città siriana di Jisr Al Shugour, controllata da gruppi jihadisti. Nella sparatoria sono rimaste ferite anche altre otto persone. Il Comitato per il coordinamento locale (un’altra organizzazione degli attivisti) ha parlato invece di undici profughi uccisi dalle guardie turche.

Le autorità di Ankara hanno fatto sapere di aver avviato un’indagine sulla vicenda. Ma hanno anche precisato di «non essere in grado al momento di verificare autonomamente le informazioni riguardanti gli spari». La Turchia — hanno assicurato le stesse fonti in condizioni di anonimato — «fornisce assistenza umanitaria agli sfollati nel nord della Siria e segue la politica della porta aperta, facendo entrare e assistendo profughi le cui vite sono in imminente pericolo». A causa della guerra in Siria, oltre 2,7 milioni di rifugiati sono fuggiti in Turchia, secondo l’Onu. Ankara ha rafforzato la sicurezza lungo i confini nei mesi scorsi per evitare ulteriori ingressi e ha sempre negato di aver usato violenza contro i profughi che attraversano il confine. Tuttavia, secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani, dall’inizio 2016 quasi sessanta civili sono stati uccisi mentre cercavano di fuggire verso la Turchia. E come detto, quest’ultima strage è giunta alla vigilia della Giornata mondiale dei profughi: un’occasione importante per fare il punto su una delle questioni centrali dell’attuale panorama internazionale. «Oltre 65 milioni di persone in tutto il mondo sono state costrette ad abbandonare le loro case, si tratta di un livello senza precedenti» ha detto oggi il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. «Il vertice di alto livello in programma per il 19 settembre all’Onu offrirà un’occasione storica per concordare un patto globale e un impegno a una azione collettiva» ha sottolineato il capo del Palazzo di vetro, ricordando che, nel dettaglio, alla fine del 2015 vi erano 21,3 milioni di rifugiati, 3,2 milioni di persone in cerca di asilo e 40,8 milioni di sfollati all’interno del proprio Paese. «Questa Giornata è il momento per fare il punto dell’impatto devastante di guerre e persecuzioni, ma anche per rendere omaggio alle comunità e agli Stati che ricevono e ospitano i profughi» ha aggiunto l’ex ministro degli Esteri sudcoreano. Lo scorso anno oltre un milione di rifugiati e migranti sono arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo: migliaia sono morti nelle traversate.

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