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En un lugar de la Mancha

· Cervantes all’ambasciata di Spagna ·

«En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor» (“In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia”, secondo la classica traduzione di Vittorio Bodini). Anche il celebre incipit del Ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha è ovviamente tra i testi di Miguel de Cervantes Saavedra scelti per le Lecturas cervantinas organizzate il 4 maggio dall’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede.

Gustave Doré, «Don Chisciotte e Sancio sulla via per Toboso» (1848)

L’iniziativa è un momento singolare delle celebrazioni romane che vogliono onorare il grande autore nel quarto centenario della morte. All’appuntamento non poteva infatti mancare Roma, dove il “monco di Lepanto” trascorse alcuni mesi della sua movimentata vita, rimanendo estasiato dalla bellezza di quella che chiamò “regina delle città e signora del mondo”, eco lontana della definizione di san Girolamo.

Ben quattordici sono i lettori di questa serata letteraria che viene aperta dal cardinale spagnolo Santos Abril, diacono di San Ponziano e arciprete di Santa Maria Maggiore. Tra gli altri lettori, vi sono gli argentini Marcelo Sánchez Sorondo, vescovo cancelliere delle accademie pontificie delle scienze e delle scienze sociali, e Mariano Fazio, vicario generale dell’Opus Dei. Prestano poi la propria voce ad alcune pagine dell’opera di Cervantes anche alcuni ambasciatori presso la Santa Sede: Guillermo León Escobar Herrá, della Colombia, Miroslava Rosas Vargas, di Panamá, e Mariano Palacios Alcocer, del Messico. Tra gli altri lettori vi sono l’uruguaiano Guzmán Carriquiry, vicepresidente della Commissione per l’America Latina, lo spagnolo Ignacio Buqueras y Bach, che ha appena pubblicato un Homenaje universal al idioma español, e il direttore dell’Osservatore Romano.

L’autore del Quijote è stato anche al centro dell’udienza che Papa Francesco ha concesso lo scorso 2 maggio al direttore dell’Instituto Cervantes, Víctor García de la Concha, al direttore della Real Academia Española de la Lengua, Darío Villanueva, e al filologo Francisco Rico, accompagnati da Eduardo Gutiérrez Sáenz de Buruaga, ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede. Come hanno riferito i partecipanti all’udienza, durante l’incontro, molto cordiale, si è parlato soprattutto di lingua e di letteratura, e il Pontefice ha tra l’altro manifestato preoccupazione per il progressivo impoverimento della lingua spagnola tra le giovani generazioni nei diversi paesi ispanofoni. Per l’occasione al Papa è stata donata l’edizione speciale del Quijote curata dalla Real Academia Española de la Lengua e già divenuta di riferimento per gli studiosi dell’opera di Cervantes.

di Antonio Pelayo

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22 ottobre 2019

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