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Emergenza senza tregua
nel Mediterraneo

· Ankara minaccia la sospensione dell’accordo sui migranti ·

Continuano senza sosta, nel Canale di Sicilia, gli interventi di soccorso a gommoni e barche malandate che salpano dalle coste africane stipate fino all’inverosimile da profughi — tra i quali donne, bambini e tanti adolescenti — che cercano scampo a guerre e miseria entrando in Europa dalla porta mediterranea dell’Italia. Da venerdì, sono stati circa 5500 i migranti tratti a bordo dalle navi del dispositivo di sicurezza che pattuglia le acque dove i trafficanti di uomini trasportano in mezzo a soprusi e violenze di ogni tipo il loro carico di disperazione. 

Migranti soccorsi al loro arrivo nel porto spagnolo Santa Lucía (Ansa)Non tutti ce la fanno, nonostante i salvataggi. Ieri ci sono state cinque vittime, cinque uomini che alla vista dei soccorsi, insieme ad altri compagni di traversata, si sono gettati a mare, o forse ci sono finiti per le spinte, e sono morti annegati nonostante i tentativi di rianimazione. Storie ordinarie di un esodo costante che sta mettendo in crisi il sistema di accoglienza, già malandato.

Nella sola giornata di ieri più di 1100 migranti sono stati tratti in salvo e sono stati trasbordati su due sole navi: la Nave Vega con 723 persone più una vittima, con porto ancora da definire, e la Topaz Responder con 381 persone e le altre quattro vittime, che probabilmente andrà a Catania. Intanto, continua il dibattito politico sull’accordo tra Europa e Turchia sulla gestione dell’immigrazione. Ankara ha fatto sapere che se i cittadini turchi non saranno esentati dal visto per entrare nell’Unione europea entro ottobre, la Turchia non riconoscerà più la convenzione con Bruxelles sui rifugiati, firmata lo scorso 18 marzo, facendo saltare così l’intesa. Lo ha detto ieri il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, in un’intervista alla «Frankfurter Allgemeine Zeitung», uno dei quotidiani più influenti in Germania. Un monito a cui ha risposto in serata un portavoce dell’Unione: «Il presidente Juncker — ha affermato — è stato molto chiaro in numerose occasioni, se la Turchia vuole la liberalizzazione dei visti, deve soddisfare i criteri. Priorità della Commissione è assicurare la piena attuazione» dell’intesa. «Ci aspettiamo sia la stessa cosa da parte del nostro partner. La tempistica finale dell’abolizione dipenderà sia da quando la Turchia ultimerà il lavoro, sia da quando i co-legislatori prenderanno la decisione finale» ha detto Çavuşoğlu. La convenzione sui rifugiati funziona «perché la Turchia ha intrapreso misure serissime». Ma tutto questo — ha quindi ammonito — avviene a una condizione, «l’esenzione dei visti per i nostri cittadini. Se non si arriva alla liberalizzazione dei visti dovremo ricusare l’accordo sui rifugiati». Il Governo di Ankara si aspetta «un termine fisso», a partire dal quale i turchi non avranno più bisogno del visto per entrare in Ue. «Può essere inizio o metà ottobre, ma ci aspettiamo una data fissa» ha spiegato Çavuşoğlu.

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17 settembre 2019

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