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Emergenza
ma senza fretta

· Tempi lunghi per le scelte europee sull’immigrazione ·

L’arrivo di migranti e profughi sulle coste mediterranee europee è un’emergenza destinata ad accrescersi e protrarsi, ma i Governi dell’Unione europea sembrano non avere fretta nell’affrontarla.

Soccorsi nel Mediterraneo (Marina militare)

Il problema «è ora e non si può rinviare», ha detto ieri Natasha Bertaud, la portavoce del commissario Dimitris Avramopoulos, sottolineando appunto che «gli Stati devono prendere le loro responsabilità». Le prospettive, peraltro, vanno tutt’altro che in questa direzione. Sembra infatti confermato che né la riunione dei ministri dell’Interno della settimana entrante, né il Consiglio europeo conclusivo della presidenza di turno lettone prenderanno alcuna decisione operativa riguarda all’agenda sull’immigrazione varata dalla Commisione. In gioco non è soltanto la sorte delle migliaia e migliaia di infelici che cercano scampo in Europa dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla fame — e basterebbe a chiamare in causa la coerenza di un’Unione europea che cita la tutela dei diritti umani e la solidarietà in tutti i suoi documenti — ma lo stesso processo di fusione continentale che ha consentito ai popoli europei oltre mezzo secolo di sviluppo e, soprattutto, di pace. Non solo i Governi dei Paesi più immediatamente coinvolti nell’arrivo di migranti e profughi, ma molti osservatori ammoniscono che se venisse meno per interessi particolari la solidarietà europea su questo versante, si aprirebbe una strada pericolosa destinata a mettere in discussione la stessa integrazione europea.

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23 maggio 2019

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