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Emarginare ed escludere
i migranti è segno
di declino morale

· Nel messaggio per la giornata mondiale il Papa ricorda che intolleranza e razzismo nascono dalla paura di incontrare l’altro ·

Emarginare ed escludere i migranti rappresenta «un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto». È il monito lanciato da Papa Francesco nel messaggio per la 105a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra il prossimo 29 settembre.

Presentato nella Sala stampa della Santa Sede lunedì mattina, 27 maggio, il testo ha per tema «Non si tratta solo di migranti» e sottolinea come oggi i profughi, gli sfollati, le vittime della tratta siano diventati «emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali». Per questo, scrive il Pontefice, «la presenza dei migranti e dei rifugiati — come, in generale, delle persone vulnerabili — rappresenta un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità». In questo modo, assicura, «interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista».

Il Papa torna a puntare il dito contro le paure che paralizzano l’atteggiamento di tanti «di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, di sicurezza e di un futuro migliore». Secondo Francesco, «il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro». Ma, puntualizza, «il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche — senza accorgercene — razzisti». E così «la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa». Da qui l’invito — ribadito anche il giorno dopo durante l’udienza all’assemblea generale di Caritas Internationalis — a testimoniare la fede attraverso «le opere di carità» e ad «avere compassione», dando «spazio alla tenerezza, che invece la società odierna tante volte ci chiede di reprimere».

Il messaggio del Papa

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