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Elogio della memoria

· Storie di vita e di conoscenza in «Come Dante può salvarti la vita» di Enrico Castelli Gattinara ·

Un titolo che suscita curiosità, un sottotitolo che riassume una visione della vita, un libro che non solo mantiene tutte le promesse ma dà anche tanto di più, un autore che riesce a essere narratore e maestro, senza smarrire mai le due identità tenute tenacemente insieme dalla passione per la cultura e dall’impegno civile.

In Come Dante può salvarti la vita. Conoscere fa sempre la differenza (Firenze, Giunti, 2019, pagine 240, euro 16) Enrico Castelli Gattinara prende per mano il lettore e lo conduce attraverso i mondi dell’espressione creativa declinata in tutte le sue forme. Il cuore di questo volume è il sentimento dell’incontro che si porta dietro valori quali il dialogo, la concordia, la solidarietà, l’accoglienza. Talvolta nella vita — scrive Claudio Magris — abbiamo la felicità di incontrare persone che «ci rivelano... la verità, la grazia e l’incanto dell’esistenza». L’umana esperienza e l’umana sapienza diventano libri, film, musiche, fotografie, dipinti, i diversi linguaggi con cui ci parlano uomini capaci di illuminare il nostro cammino.

Al nastro di partenza troviamo il padre della nostra letteratura e un uomo del Novecento che nella vita faceva il chimico ma che, dopo l’orrore di Auschwitz, diventò scrittore spinto dall’urgenza di testimoniare. Castelli Gattinara riscrive per noi, e lo fa con un’emozione che si trasmette tutta al lettore, l’episodio struggente di Primo Levi che per insegnare la lingua italiana a un compagno del campo di concentramento parte dai versi che Dante dedica a Ulisse, mandati a memoria al tempo della scuola. Lingua come scambio di parole per comprendersi, Ulisse come simbolo dell’amore per la conoscenza, la poesia come conforto e speranza di mantenere qualcosa di umano nell’inferno di un lager.

Tante altre storie seguono questo primo racconto: El Sistema, cioè un sogno diventato realtà grazie alla determinazione di José Antonio Abreu che rende lo studio della musica accessibile a tutti i bambini nel Venezuela poverissimo degli anni Settanta; la fiaba di Pinocchio che arriva in Kenya; la vita per immagini nelle foto di Vivian Maier e di Mohamed Keita, un giovane immigrato africano in Italia; Antonio Ligabue che dipingendo trova qualcosa che somiglia alla pace; «il vento del cinema» che spinge verso la salvezza il giovane rifugiato etiope Dagmawi Yimer.

Accanto a tante vite salvate, risolte, protette dalla cultura, nel libro c’è spazio anche per il racconto di vite perdute che pesano o almeno dovrebbero pesare sul cuore di tutti. Come la storia straziante di un «Bulletin scolaire» del Mali, cucito da mani amorevoli all’interno del giubbotto di un adolescente ritrovato in fondo al mare. Quella pagella era la fiducia nella conoscenza che può cambiare la vita. Quella pagella bagnata dall’acqua di mare è l’umanità di noi tutti che si inabissa. Il piccolo migrante ha concluso la sua brevissima vita una notte di aprile del 2015, in uno dei tanti naufragi che stanno drammaticamente cambiando la storia del Mediterraneo. Mare nostrum, lo chiamavano gli antichi. Oggi quel mare che era di tutti noi è diventato nemico di qualcuno di noi. Dove un tempo navigavano uomini, merci, lingue, culture oggi vediamo barconi stipati di esseri umani che vanno incontro alla morte. Tutto è possibile: dovrebbero essere queste parole ad accogliere quei disperati che fuggono la guerra, la violenza, le persecuzioni, la fame. E invece per troppi di loro non c’è riva, non c’è approdo, non ci sono parole di speranza, non c’è futuro.

Questa storia riporta alla memoria un’altra morte simbolo, quella di Aylan, il bambino siriano annegato davanti alla spiaggia di Bodrum e l’agente turco, una maschera di dolore in volto, che lo regge tra le braccia con commovente delicatezza. Un estremo gesto di pietà per quella creatura che in vita non ne aveva trovata.

Come Dante può salvarti la vita è un libro ricco di luce perché ricco di poesia, quella voce gentile, discreta e antica che attraversa i secoli mescolando passato e presente e che vive nel cuore degli uomini prima che sulle loro labbra. Perché la poesia è un modo di annodare pensieri e sentimenti e di guardare il mondo cercando di renderlo se non buono almeno più accettabile.

«Per insegnare bisogna sapere, per educare bisogna essere» diceva Luis Alberto Hurtado, apostolo degli ultimi e dei giovani. Basta scorrere i titoli dei capitoli, suggestivi tanto da suonare come frammenti di versi, e già si intuisce la vocazione di educatore di Castelli Gattinara che a queste pagine affida un lungo controcanto per disegnare il profilo di una scuola nuova. Scuola di domande e non di risposte, perché «sono proprio le domande ad aprirci gli uni agli altri» e a far nascere curiosità che sono il presupposto dell’impegno; scuola senza muri per lasciar entrare le voci del mondo e far crescere le loro passioni acerbe. E ancora elogio del silenzio perché nessuno sia schiacciato dal rumore delle parole urlate e imposte; elogio della memoria, che rende nostre le parole che amiamo; elogio della conoscenza che può cambiare il corso della vita. Una scuola capace di far crescere i talenti e di non spegnere i sogni.

di Francesca Romana de’ Angelis

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15 dicembre 2019

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