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Elezioni nello Sri Lanka dopo la sconfitta dei ribelli secessionisti tamil

· Al voto per le presidenziali ·

Sono ventidue i candidati ufficiali delle elezioni presidenziali di martedì nello Sri Lanka, le prime che si svolgeranno sull'intero territorio nazionale dopo la sconfitta, in maggio, dei guerriglieri secessionisti delle Tigri per liberazione dell'Eelam tamil (Ltte).

Il confronto principale sarà tra l'attuale capo dello Stato, Mahinda Rajapakse, leader dell'Alleanza per la libertà del popolo unito (Upfa), che concorre per un secondo mandato consecutivo, e l'ex generale dell'esercito, Sarath Fonseka, considerato l'artefice della vittoria militare contro i ribelli tamil e sostenuto dalle maggiori forze politiche dell'opposizione, guidate dal Partito nazionale unito (Unp).

Gli analisti politici non hanno al momento indicato chi tra i due contendenti — entrambi si sono sempre attribuiti la vittoria sui separatisti dell'Ltte — possa prevalere. Anche tutti i sondaggi della vigilia mettono Rajapakse e Fonseka su un piano di sostanziale parità. Gli esperti, infatti, prevedono uno scarto di voti sotto il cinque per cento.

A livello politico non c'è una grande differenza tra i due candidati. La divisione più grande riguarda il carattere della Repubblica dello Sri Lanka, che il capo dello Stato vuole mantenere presidenziale, mentre il leader dell’opposizione vuole trasformare in parlamentare. A detta degli osservatori, ago della bilancia potrebbe risultare l'appoggio della comunità di etnia tamil moderata (rappresentata nel Paese asiatico da quasi il dodici per cento della popolazione, che nel compesso è di circa venti milioni di persone).

Forte del consenso popolare e al fine di capitalizzare al meglio la sconfitta dei guerriglieri, Rajapakse — che dal giorno della sua elezione aveva sempre garantito come il 2009 sarebbe stato l'anno della vittoria dell'esercito governativo sui ribelli secessionisti — ha indetto elezioni anticipate, convinto di riuscire a trasformare il Paese «in una meraviglia dell'Asia» attraverso un rapido sviluppo economico. Rajapakse può senza dubbio sfruttare gli ampi consensi e la forte fiducia politica ottenuta dal suo Esecutivo, responsabile di quella che è stata più volte definita da autorevoli personalità dello Sri Lanka una nuova era di pace e di prosperità per il Paese.

In ballo, per Colombo, non ci sono solo i cospicui introiti derivanti dalla ripresa del turismo, ma anche i fondi dei Paesi donatori, bloccati per anni a causa del conflitto. Per rivendicare l'indipendenza di uno Stato federato tamil nelle regioni settentrionali e orientali del Paese, i ribelli delle Tigri per la liberazione dell'Eelam hanno combattuto una sanguinosa lotta armata contro il Governo, durata oltre un quarto di secolo. Un conflitto interno che ha provocato più di 75.000 vittime, soprattutto civili, e danni per decine di miliardi di dollari.

Durante i vari comizi elettorali, il generale Fonseka, rimosso lo scorso agosto dall'incarico di capo di stato maggiore dell'esercito dopo aver accusato il Governo di crimini di guerra, ha sostenuto che Rajapakse intende vincere le elezioni attraverso brogli. Accuse subito smentite dal presidente.

Molteplici sono le sfide che il nuovo capo dello Stato dovrà affrontare dopo la fine della guerra civile, una delle pagine più buie e tristi degli ultimi trent'anni di storia dello Sri Lanka. In particolare, oltre alla ricostruzione di un Paese stremato da troppi anni di inaudite e ripetute violenze, una soluzione pacifica che tenga conto delle richieste e delle rivendicazioni dei nazionalisti e dei tamil moderati.

Tutta la campagna elettorale è stata contraddistinta da numerosi episodi di violenza, con quattro morti, un centinaio di feriti e circa ottocento persone arrestate. Su questo aspetto sono intervenuti le Nazioni Unite e l'Unione europea, che hanno rivolto appelli alla calma. In particolare, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto ai vari partiti politici e ai loro sostenitori di astenersi da ulteriori violenze, rispettare le leggi e le regole elettorali ed evitare azioni provocatorie prima, durante e dopo lo svolgimento delle elezioni. In un comunicato ufficiale, Ban Ki-moon ha detto che l'andamento pacifico della prima consultazione elettorale nello Sri Lanka dopo la fine del conflitto è della massima importanza per una solida riconciliazione nazionale. Il nuovo alto rappresentante per la Politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, ha dal canto suo dichiarato che un quadro pacifico è un prerequisito essenziale per elezioni libere.

Resta invece ancora aperta — tra la sostanziale indifferenza della comunità internazionale — la difficile questione degli oltre 120.000 profughi tamil rinchiusi nei cosiddetti campi di riabilitazione, presidiati dai militari.

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