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Elezioni
libere e trasparenti

· ​L’appello dell’episcopato della Repubblica Democratica del Congo ·

Kinshasa, 8. Profonda preoccupazione è stata espressa nei giorni scorsi dai vescovi della Repubblica Democratica del Congo in merito alla mancanza di una data certa delle elezioni presidenziali. Le consultazioni dobvrebbero tenersi entro la fine dell’anno, ma finora non è stata stabilita una data. 

Al termine della cinquantatreesima assemblea plenaria, i presuli hanno pubblicano un messaggio nel quale si chiede il rispetto della Costituzione e delle scadenze elettorali da questa prescritte; un dialogo reale tra i partiti; l’avvio di politiche sociali per alleviare le penose condizioni della popolazione, e il rispetto dei diritti umani. Secondo i presuli, la Repubblica Democratica del Congo vive «una situazione inquietante che rischia di far sprofondare il Paese nel caos». 

«La crisi attuale — si chiedono i presuli congolesi — non deriva dal blocco del processo elettorale?». Inoltre, si domandano «se questo ritardo derivi da un deficit di buon governo, da un impedimento di forza maggiore, o dalla deliberata mancanza di volontà politica. Il dialogo, via regale in democrazia per risolvere i problemi, sembra anch’esso essere nell’impasse». Al riguardo, i presuli lamentano «la sensibile riduzione dello spazio democratico, la moltiplicazione inquietante delle violazioni dei diritti umani, i massacri ignobili e l’insicurezza crescente nell’est del Paese». Tutto questo, si legge nel messaggio, fa sì che «il popolo sia sacrificato sull’altare degli interessi dei politici».
Per uscire da questa situazione i vescovi fanno appello ai dirigenti della nazione perché rispettino la Costituzione e «accettino l’alternanza al potere come fondamento della vita democratica». In concreto, la Conferenza episcopale chiede alle forze politiche «di mettere fine alle manovre dilatorie e mettersi attorno a un tavolo con un mediatore per discutere, al fine di organizzare elezioni libere, democratiche e trasparenti nel rispetto della Costituzione». I vescovi intendono accompagnare con la preghiera questo processo, rimanendo neutrali politicamente, e con una campagna di educazione civica per «formare la coscienza della popolazione perché contribuisca a costruire uno Stato di diritto».

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