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Elezioni legislative in Polonia

· Sfida tra le destre liberale ed euroscettica ·

Nel pieno del semestre di presidenza di turno dell’Unione europea, la Polonia si reca domenica 9 al voto per le legislative. Oltre trenta milioni di polacchi sono chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento, composto dalla Camera bassa (Sejm, 460 deputati) e dal Senato (Senat, con 100 rappresentanti). I candidati sono 7.035, di cui 3.063 donne. Secondo gli ultimi sondaggi, il confronto sarà tra le due destre, quella liberale ed europeista di Piattaforma civica (Po, data attorno al 35 per cento dei consensi), di cui sono esponenti il presidente della Repubblica, Bronisław Komorowski, e l’attuale premier, Donald Tusk, e lo schieramento ultraconservatore, euroscettico e nazionalista di Giustizia e ordine (Pis, all’opposizione), che sarebbe sostenuto dal 28 per cento dell’elettorato. Pis è capeggiata dall’ex primo ministro, Jarosław Kaczińsky, fratello gemello del presidente della Repubblica, Lech Kaczińsky, vittima di un incidente aereo a Smolensk, in Russia, nell’aprile dello scorso anno. Una sciagura che ha provocato la morte dei vertici istituzionali del Paese.

Assieme a Po e Pis, sono altri tre i partiti che dovrebbero superare la soglia di sbarramento del 5 per cento delle preferenze per entrare in Parlamento. Si tratta dell’Alleanza della sinistra democratica (Sld, di Grzegorz Napieralski), il più vasto schieramento di sinistra polacco nato dalle ceneri dell’ex Partito comunista dei lavoratori; il Partito popolare (Psl, centrista, del vicepremier, Waldemar Pawlak), che ha la sua base nelle zone rurali del Paese, e il Movimento del supporto (Rp, di Janusz Palikot), nato dalla rottura con Piattaforma civica. Sld è accreditata del 9 per cento, Rp dell’9,2 e Psl dell’8,7 per cento dei voti. Per la stampa locale, sui 460 seggi della Sejm il Po ne potrebbe guadagnare 202, il Pis 149, Rp quarantatré, Sld trentasette e Psl ventisette. Due seggi sono per legge riservati ai rappresentanti della minoranza tedesca. Alle legislative di quattro anni fa, Piattaforma civica ottenne il 41,51 delle preferenze, seguita da Diritto e giustizia con il 32,11 per cento, Alleanza della sinistra democratica 13,5 per cento e Partito popolare con l’8,91 per cento. In Polonia il potere legislativo è esercitato dal Parlamento bicamerale, mentre quello esecutivo è esercitato dal premier e dal Consiglio dei ministri, nominati dal presidente della Repubblica. In base al nuovo codice elettorale, entrato in vigore il primo agosto scorso, ci saranno alcuni cambiamenti. Per la prima volta, i portatori di handicap potranno votare per posta. E lo stesso potranno fare i 10 milioni di polacchi all’estero. Ma la maggiore novità riguarda i seggi uninominali nella votazione per il Senato (100 senatori eletti in 100 collegi), dove non è prevista la soglia di sbarramento al 5 per cento. Gli osservatori ritengono che Piattaforma civica possa ottenere la maggioranza relativa delle preferenze, soprattutto perché negli ultimi quattro anni — sotto il Governo Tusk — la Polonia ha avuto una significativa crescita economica e ha visto aumentare il proprio prestigio sulla scena europea, specie dopo l’elezione di Jerzy Buzek alla presidenza del Parlamento Ue.

Per gli analisti, la Polonia — il settimo Paese europeo per grandezza e il più grande fra i dieci che dal primo maggio del 2004 sono entrati a far parte della Ue — è l’unico tra i Ventisette che ha attraversato in maniera indenne la crisi economica, anche grazie alle sue politiche di rigore e all’approvazione di un piano anticrisi. Dal 2007, l’economia polacca ha conseguito una crescita media del 4,4 per cento (più 1,7 per cento l’incremento del pil), con buone prospettive per il futuro. Anche se la disoccupazione rimane alta, il Governo ritiene infatti plausibile un incremento del 4 per cento sia quest’anno che nel 2012.

La prevista affermazione del Po rappresenterebbe una novità di rilievo nella storia della Polonia: dopo la svolta democratica del 1989 nessun partito, infatti, è riuscito finora a essere confermato al Governo per una seconda legislatura. Prima del voto, Po governava con l’appoggio del Psl. Gli ultimi sondaggi indicano, però, che l’attuale coalizione non ha i numeri per una nuova maggioranza. In alcuni ambienti è stata più volte ventilata l’ipotesi di una alleanza governativa tripartitica, definita subito deleteria dagli analisti perché ostacolerebbe il processo decisionale dell’Esecutivo e, di conseguenza, lo sviluppo dei previsti piani di riforme. Oltre all’economia, il Governo di Varsavia ha ottenuto significativi risultati anche in politica estera, riuscendo nel difficile compito di intensificare le relazioni diplomatiche con la Germania e — allo stesso tempo — portare avanti un politica di disgelo con la Russia. Durante la campagna elettorale, Tusk e Kaczińsky si sono rivolti soprattutto ai giovani e agli indecisi, il cui voto potrebbe risultare decisivo per la supremazia di un partito rispetto all’altro.

Esponente di una destra moderata e liberale, Tusk ritiene che la Polonia debba fare da ponte tra l’Ue e i Paesi oltre i confini orientali, auspicando una ulteriore apertura del Paese all’Europa e una crescita economica basata su innovazione e conoscenza. Kaczińsky, che punta a rafforzare il ruolo dello Stato, ma la cui posizione euroscettica preoccupa non poco le istituzioni europee di Bruxelles, ha invece garantito una politica in cui i frutti dello sviluppo economico siano anche a vantaggio della popolazione meno abbiente e delle regioni economicamente più deboli.

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20 settembre 2019

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