Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Egitto campo di battaglia

· Decine di morti negli scontri tra polizia e dimostranti in molte città ·

Il presidente Mubarak vara un nuovo Governo ma non riesce a placare le proteste

Migliaia di manifestanti sono tornati in piazza questa mattina nel centro del Cairo e in altre città egiziane contro il presidente Hosni Mubarak. Questi, in un discorso televisivo tenuto in nottata, al termine di una giornata segnata da cruenti scontri che hanno provocato decine di morti e conclusa con l'imposizione del coprifuoco nelle principali città, aveva promesso riforme e un nuovo Governo. Quello uscente ha rassegnato formalmente le dimissioni questa mattina.

Le scene di violenza in tutto l’Egitto hanno suscitato apprensione nella comunità internazionale, già preoccupata per le analoghe vicende in Tunisia. Di proteste «sicuramente inedite e mai viste prima se guardiamo agli ultimi trent'anni di storia egiziana, anche se il Governo insiste nel dire che non hanno nulla a che fare con quelle che in Tunisia hanno portato alla fine del Governo di Ben Ali» ha parlato ieri alla Misna, l'agenzia internazionale delle congregazioni missionarie, l'arcivescovo Michael Louis Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha chiesto rispetto totale della libertà di espressione e analoghe posizioni ha assunto l'Unione europea. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha invitato Mubarak ad assumere «la responsabilità di fare passi concreti per assicurare riforme politiche, economiche e sociali al suo popolo», mentre il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha aggiunto che gli egiziani «hanno il diritto di vivere in una società democratica che rispetta i diritti umani fondamentali».

Nel mondo arabo ci sono reazioni contrastanti. Il segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, ha detto oggi che «la politica in Egitto va cambiata» e che «bisogna prendere in considerazione l'ira del popolo egiziano». Re Abdallah dell'Arabia Saudita ha telefonato a Mubarak per esprimergli solidarietà e denunciare «gli attacchi alla sicurezza e stabilità» dell’Egitto.

Al Cairo, fonti mediche dell’ospedale di el Damardash hanno riferito che ieri i morti sono stati almeno trenta, compresi due bambini di quattro anni e sette anni. L'emittente televisiva satellitare Al Jazeera ha parlato di venti cadaveri di manifestanti ad Alessandria d’Egitto e ha aggiunto che almeno cinque morti ci sono stati nelle ultime ore a Damnhur, nel delta del Nilo. Di 17 cadaveri nell'obitorio di Suez ha parlato un'altra inviata di Al Jazeera. Altri due morti sono stati accertati a Mansura e uno nel Sinai, per un totale dall'inizio delle proteste di oltre cento morti. Tali bilanci discordano da quello del ministero della Sanità che questa mattina ha riferito di 38 morti.

Sempre Al Jazeera ha diffuso un'intervista all'ex segretario generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Mohamed ElBaradei, tornato due giorni fa in Egitto per partecipare alle proteste e al quale ieri la polizia ha impedito di manifestare. Secondo ElBaradei, «se il regime non cade, l’intifada del popolo continuerà».

Nel suo discorso televisivo, Mubarak ha annunciato un nuovo Governo per dare risposte alle richieste dei manifestanti, ma ha anche denunciato «un complotto per destabilizzare il Paese e impadronirsi della legittimità. C’è chi si è infiltrato tra i giovani per commettere atti di sabotaggio e di distruzione». Mubarak si è detto impegnato a «realizzare una maggiore democrazia, per il miglioramento delle condizioni di vita e per una lotta ferma contro la corruzione», aggiungendo che «i problemi non saranno risolti con la violenza e il caos, ma con il dialogo nazionale e azioni serie e oneste». Le assicurazioni di Mubarak non sembrano aver convinto i manifestanti. Anche oggi, decine di migliaia di persone hanno raggiunto piazza Tahrir, l’epicentro della protesta, presidiata da centinaia di soldati e poliziotti. Le agenzie di stampa riferiscono di colpi sparati nei pressi del ministero dell'Interno.

Il Cairo, al termine di una nottata che il coprifuoco deciso dal Governo — ed esteso oggi dalle 16 alle 8 — non è valso a rendere più calma, appare un campo di battaglia. Tra l'altro è stata incendiata la sede del partito di Mubarak. Soldati e carri armati presidiano il Museo egizio e il lungo Nilo, controllando anche la sede della televisione di Stato, che i manifestanti hanno cercato di assaltare nella notte. Scontri sono segnalati a Suez, Alessandria d'Egitto, a Ismailiya e al quartier generale della sicurezza a Rafah, al confine con Israele, dove sono morti tre poliziotti.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE