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Effetto domino in Egitto

· Obama chiede al presidente Mursi di ascoltare le richieste della popolazione ·

Il premier pronto a dimettersi mentre sale la tensione in tutto il Paese

Ore di tensione in Egitto all’indomani delle imponenti manifestazioni per rivendicare le dimissioni del presidente egiziano, Mohammed Mursi. Un effetto domino partito dalle piazze di tutto il Paese ha investito i vertici del potere. Una accelerazione improvvisa, forse aiutata dalle dichiarazioni preoccupate del presidente statunitense, Barack Obama, ha fatto scendere in campo nuovamente le forze armate, che hanno lanciato ieri un ultimatum di 48 ore alle forze politiche. Mursi ha però respinto oggi l’ultimatum rivolto dall’esercito per superare la crisi, affermando la sua intenzione di proseguire con i suoi piani per la riconciliazione nazionale. In un comunicato la presidenza egiziana ha affermato che la posizione dell’esercito rischia solo di creare confusione nel Paese. Mursi ha contestato «qualsiasi dichiarazione che possa aumentare le divisioni» nella società e «minacciare la pace sociale» nel Paese. Dal canto suo, il Fronte di salvezza nazionale, principale raggruppamento dell’opposizione, sull’ultimatum dell’esercito ha oggi precisato: «non sosterremo un golpe militare. Confidiamo nella dichiarazione dei militari che non vogliono essere coinvolti nella politica o svolgere alcun ruolo politico».

Obama ha telefonato oggi al presidente egiziano per esprimergli le sue preoccupazioni circa l’escalation della crisi politica in Egitto e per rivolgergli un invito ad ascoltare le richieste della popolazione. Lo riferiscono fonti della Casa Bianca, precisando che il presidente statunitense ha telefonato a Mursi dalla Tanzania, dove si è concluso il suo tour africano. Nella conversazione telefonica, Obama ha detto alla sua controparte egiziana che Washington sostiene «il processo democratico in Egitto e non è a favore di un singolo partito o gruppo». Secondo quanto reso noto dalla Casa Bianca, Obama ha «sottolineato che la democrazia va oltre le elezioni; si tratta di garantire che le voci di tutti gli egiziani vengano ascoltate e rappresentate dal Governo, comprese quelle dei molti egiziani che stanno manifestando nel Paese».

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