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Un incoraggiamento alla ricerca

· Messaggio alle accademie pontificie ·

La tradizione letteraria latina deve moltissimo ai lettori e ai copisti cristiani che nel corso del medioevo, grazie a un variegato complesso di scritti e di vere e proprie edizioni, garantirono la trasmissione dei testi, anche pagani, dell’antichità e ne promossero così la diffusione. 

Defendente Ferrari «Sant’Agostino» (1525 circa)

Si tratta di un lascito culturale il cui inestimabile valore è sempre più chiaro e apprezzato. Come ha dimostrato la ventiduesima seduta pubblica delle pontificie accademie che, significativamente, ha premiato ex aequo due giovani studiosi, entrambi trentenni, il francese Pierre Chamber-Protat e l’italiano Francesco Lubian. Il primo ha studiato Floro di Lione (800-860 circa), esponente di rilievo della rinascita carolingia e della sua rilettura dei padri della Chiesa, particolarmente di Agostino, suo autore prediletto. Diacono, teologo autorevole e insegnante nella scuola cattedrale di Lione, Floro è, secondo Louis Holtz, «il modello perfetto dello studioso carolingio, amante dei libri, entusiasta del lavoro da fare per mettere a disposizione del pubblico i tesori che questi libri contengono». Il diacono di Lione fu anche restauratore di antichissimi manoscritti biblici, tra cui il codice Claramontanus e quello di Beza, ora a Cambridge. Lubian si è invece dedicato alla poesia cristiana di area italiana in età tardoantica; in particolare ha curato la pubblicazione dei Disticha attribuiti ad Ambrogio, dandone l’edizione critica, con introduzione, traduzione e commento per il «Corpus Christianorum».

La seduta delle accademie pontificie è stata aperta dal saluto del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura e del Consiglio di coordinamento tra Accademie pontificie, seguito dall’intervento di Ivano Dionigi, presidente della Pontificia accademia Latinitatis.

Il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha quindi dato lettura del messaggio di Papa Francesco e consegnato il premio.

Il messaggio del Papa

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17 gennaio 2018

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