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Ecumenismo della sofferenza

· I legami tra Roma e la Chiesa apostolica armena si sono consolidati ·

Ecumenismo della sofferenza; ecumenismo del martirio; ecumenismo del sangue. Papa Francesco, ha descritto con parole forti ciò che accomuna i fedeli delle Chiese cristiane. E ha dato atto, accogliendo questa mattina, giovedì 8 maggio, il Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni Karekin II, che in questo martirologio «i figli della nazione armena hanno un posto d’onore».

Il numero dei discepoli che hanno sparso il loro sangue per Cristo nelle tragiche vicende del secolo scorso, ha ricordato il Santo Padre, «è certamente superiore a quello dei martiri dei primi secoli» e i cristiani dell’Armenia hanno pagato la loro parte. «Il mistero della croce, Santità così caro alla memoria del vostro popolo — ha ricordato in proposito il vescovo di Roma rivolgendosi al Patriarca — e rappresentato nelle splendide croci in pietra che adornano ogni angolo della vostra terra, è stato vissuto da innumerevoli vostri figli come diretta partecipazione al calice della Passione. La loro testimonianza, tragica e alta insieme, non deve essere dimenticata».

Tuttavia le sofferenze patite dai cristiani negli ultimi decenni «hanno portato un contributo unico ed inestimabile anche alla causa dell’unità tra i discepoli di Cristo» ha sottolineato il Pontefice. E «come nella Chiesa antica il sangue dei martiri divenne seme di nuovi cristiani, così ai nostri giorni il sangue di molti cristiani è diventato seme dell’unità».

E' questo quell’ecumenismo della sofferenza che il Santo Padre ha definito come «un potente richiamo a camminare lungo la strada della riconciliazione tra le Chiese, con decisione e fiducioso abbandono all’azione dello Spirito». È per questo motivo che «sentiamo il dovere di percorrere questa strada di fraternità anche per il debito di gratitudine che abbiamo verso la sofferenza di tanti nostri fratelli, divenuta salvifica perché unita alla passione di Cristo».

Nel suo discorso il Patriarca Supremo, dopo aver espresso la sua dura condanna di ogni guerra e di ogni violenza in atto in questo momento in diverse parti del mondo, si è rivolto a Papa Francesco come a un «amato fratello in Cristo», e ha reso grazie al Signore «che con la sua volontà misericordiosa» ha ancora una volta offerto «l’opportunità di rinnovare, con questo abbraccio, simbolo della carità di Cristo e dell’amore e della fraternità che Dio ha accordato alle nostre Chiese, la cooperazione che le unisce per rispondere agli imperativi della nostra epoca». Concluso l’incontro hanno pregato insieme nella cappella Redemptoris Mater.

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