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Ecuador in ginocchio

· Per le conseguenze del forte terremoto ·

Il devastante terremoto che fra sabato e domenica ha colpito l'Ecuador — con un bilancio purtroppo ancora provvisorio di 273 morti e oltre 2.500 feriti — è stato il peggiore degli ultimi quarant'anni. Le persone direttamente coinvolte sono state oltre 120.000. In sei delle ventiquattro province del Paese sudamericano (Guayas, Manabi, Santo Domingo de los Tsáchilas , Los Ríos, Esmeraldas e Galápagos) le autorità hanno decretato lo stato di emergenza.

A fornire le ultime cifre del bilancio è stato il presidente, Rafael Correa, che ha parlato di una «tragedia enorme». Appena rientrato in patria dopo avere interrotto un viaggio diplomatico in Europa, Correa si è recato immediatamente nelle zone più colpite. «Il dolore è molto grande, ma sapremo guardare avanti», ha detto il presidente.

Le vittime, però, sembrano destinate a salire, anche alla luce dei tanti ancora intrappolati sotto le macerie, per i quali è scattata una corsa contro il tempo. Sono centinaia, infatti, le persone che ancora mancano all’appello. Stamane, dopo essere rimasta sotto le macerie per oltre venti ore, una bambina è stata estratta viva dai soccorritori nel comune di Pedernales. L’epicentro del forte sisma — di magnitudo 7,8 sulla scala Richter — è stato localizzato a circa 170 chilometri a nordovest della capitale, Quito, e ha raso al suolo palazzi, distrutto alcuni ponti e autostrade, danneggiato diverse infrastrutture. Mobilitati oltre 15.000 tra soldati e agenti di polizia nelle città devastate dal sisma, dove i soccorritori hanno ancora molte difficoltà a raggiungere le numerose persone intrappolate tra le macerie. 

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19 marzo 2019

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