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La sublime semplicità
di Eckersberg

· A Parigi prima retrospettiva dedicata al pittore danese ·

Nella sua epoca aveva fatto ingressi trionfali nei diversi circoli artistici del vecchio continente: Christoffer Wilhelm Eckersberg (1783-1853), pilastro dell’età d’oro danese e uno dei maggiori artisti neoclassici del XIX secolo è, tuttavia, ben poco noto ora, a eccezione del suo Paese d’origine. Gli anni trascorsi a Parigi e a Roma, in particolare, avevano consacrato la sua levatura internazionale.

C.W. Eckersberg,  «Scalinata di marmo  che mena  a Santa Maria in Aracoeli» (1814-16)

Ed è proprio nel paesaggio culturale estivo della capitale francese che la sua arte viene per la prima volta riportata all’attenzione del grande pubblico, a due secoli di distanza, con la mostra — curata dalla fondazione Custodia — C.W. Eckersberg, arista danese a Parigi, Roma e Copenaghen. Svolgendosi su due piani dell’hotel parigino Levis-Mirepoix — nel quartiere dell’Assemblea nazionale, dove visse l’artista — l’esposizione raccoglie non meno di 125 opere, fra pitture, incisioni e disegni, osservando una cronologia tematica che segue l’evoluzione tecnica e stilistica di Eckersberg. La mostra si apre con i debutti in Danimarca, segnati da uno stile leggermente naïf, per proseguire col periodo parigino dove poté proseguire lo studio e perfezionare la propria maestria, dopo aver vinto, nel 1809, la medaglia d’oro dell’Accademia delle Belle arti di Copenaghen.
Desideroso di diventare un pittore di storia, affinò la sua tecnica — soprattutto riguardo ai volti e ai corpi — nell’atelier del maestro Jacques-Louis David, grazie al quale svilupperà una predilezione per i soggetti mitologici e per la natura. Il ritorno di Ulisse incarna al riguardo il culmine dell’insegnamento di David.
Il periodo romano, dal 1813 al 1816, è sicuramente il più originale e suggestivo.
Egli dipinge con grande genuinità la sublime semplicità dei vicoli e cortili romani, dei suoi giardini e antichi edifici. Queste tele apparentemente senza pretesa rivelano tuttavia le prodezze tecniche dell’artista che acquisirà in questo periodo romano un’alta padronanza della prospettiva, tanto da pubblicare negli anni successivi due manuali sull’argomento a uso dei giovani pittori.
Gli ultimi anni della vita a Copenaghen vedono emergere una predominanza di nudi e di temi marini, durante i quali Eckersberg fa mostra di una continua ricerca di verosimiglianza. La sua opera si caratterizza per un articolato eclettismo, che sottrae il pittore da una definizione monolitica.

La mostra, che si chiude il 14 agosto, costituisce dunque un bel tributo all’arte di un maestro ingiustamente dimenticato.

da Parigi
Solène Tadié

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16 dicembre 2018

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