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​Echi
di una visita attesa

L’arrivo, o più precisamente il ritorno, di Papa Francesco in America del sud è stato un evento commovente per milioni di persone che lo hanno atteso a lungo per vederlo, ascoltarlo e — con un po’ di fortuna — toccarlo. Il Papa ha dovuto trovare spazio in un’agenda fittissima anche solo per condividere alcuni momenti con i suoi fratelli gesuiti. Ma nonostante i ritmi serrati, la gente lo ha sempre visto forte e sorridente, mentre alcuni suoi accompagnatori chiedevano un attimo di tregua.

Tre Paesi, Ecuador, Bolivia e Paraguay, hanno avuto la fortuna di accoglierlo e di ascoltare il suo messaggio. I fatti, divenuti presto aneddoti, si sono succeduti fino a quando l’aereo dell’Alitalia è decollato da Asunción, e forse si sono dilatati nelle parole di alcuni colleghi giornalisti, sulla base di una chiacchierata con Francesco durante il viaggio di ritorno.

Ma l’attività del Papa non finisce quando lascia un luogo. Le sue parole, le sue azioni, come un lievito, continuano a operare e a crescere per molto tempo. E per noi il dopo è oggi.

Nessuno può negare che Papa Francesco non sia solo il capo della Chiesa, ma anche un capo di Stato. Tuttavia la gente comune ha compreso che la visita in America del sud ha avuto prima di tutto un’importanza pastorale, proprio come voleva il Papa, e quanti si sono avvicinati a lui hanno avuto la risposta che cercavano. I fedeli hanno voluto vedere nel Pontefice il Vicario di Cristo e hanno manifestato ovunque una gioia contagiosa. Una gioia di tutti. E ovunque sia stato è sembrato che non fosse più partito.

Quello che le persone sentono avvicinandosi a Francesco è che il suo messaggio non ha bisogno di intermediari, che arriva loro direttamente. E lo stesso sentimento è condiviso da quanti, in ogni luogo, operano nella Chiesa con responsabilità diverse.

di Jorge Milia

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25 marzo 2019

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