Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Ecco come sarà il futuro Museo Egizio

· Il nuovo direttore dell’istituzione torinese anticipa i suoi programmi ·

«Dialogo col pubblico, ricerca e partnership internazionali: entreremo nel Coffin Project dei Musei Vaticani»

Statue nel nuovo ambiente ipogeo

Il Museo Egizio di Torino, spiega il nuovo direttore, Christian Greco, sta affrontando una trasformazione molto profonda. Una scelta è stata ampiamente sostenuta dai soci fondatori e premiata dal pubblico che nel 2013 è stato di 540mila visitatori, superando anche l’affluenza record del 2006, anno degli Olimpic Winter Games che rivelò il potenziale e la capacità di attrazione turistica della città. I progetti ed i rapporti con le istituzioni locali ed il coinvolgimento nell’agenda culturale di Expo 2015 sono di fondamentale importanza, così come altri eventi di grande richiamo quali l’Ostensione della Sindone e il bicentenario della nascita di don Bosco che verranno ospitati a Torino nello stesso anno. "Il museo - continua Greco - deve tornare a essere un centro di studi centrale nel panorama egittologico mondiale. Un vasto progetto di restauro si concretizzerà nel 2015 con l’apertura del nuovo Museo Egizio: il restauro della grande collezione di sarcofagi del Terzo Periodo Intermedio conservati nel museo torinese. Sarà questa l’occasione per inserirci all’interno del Vatican Coffin Project: si tratta di un prestigioso progetto di collaborazione internazionale coordinato dalla sezione di Antichità egizie e orientali — diretta da Alessia Amenta — e del Laboratorio di diagnostica — diretto da Ulderico Santamaria — dei Musei Vaticani, finalizzato allo studio dei pigmenti, delle vernici e, più in generale, dell’aspetto tecnologico e di costruzione dei sarcofagi. Attraverso indagini non distruttive e microinvasive, si cerca di determinare la tecnica di costruzione e di applicazione pittorica. Siamo molto fieri di partecipare a questo progetto perché la vasta esperienza del Laboratorio di diagnostica dei Musei Vaticani ha portato a sviluppare un protocollo di indagine molto sofisticato, già adottato per il restauro di opere pittoriche del calibro di Caravaggio e Raffaello e ora applicato, in modo sistematico e puntuale, per la prima volta su sarcofagi dell’antico Egitto".

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE