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Ebola
emergenza internazionale

· L’Organizzazione mondiale della sanità alza il livello di allarme ·

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è stata dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «un’emergenza sanitaria pubblica a livello internazionale», uno dei livelli di allarme più alti secondo la scala usata dallo stesso ente. La presa di posizione dell’Oms arriva all’indomani dei primi casi di contagio accertati a Goma, città congolese con due milioni di abitanti al confine con il Rwanda. È stato un apposito Comitato istituito dall’Oms a prendere la decisione di elevare il livello di allarme, al termine di una riunione di emergenza di esperti che si sono riuniti a Ginevra per la quarta volta dall’inizio appunto dell’epidemia nel paese africano, avvenuto lo scorso ottobre.

Il direttore del Comitato, Robert Steffen, ha precisato che si tratta di una misura che riconosce il possibile aumento del rischio nazionale e regionale, e il bisogno di una azione coordinata e intensificata per gestirlo. A preoccupare gli esperti è in particolare l’espansione geografica dell’epidemia, dato che i casi coinvolgono oramai un’area di 500 chilometri quadrati. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che «è il momento che il mondo prenda atto» dell’epidemia, ma ha raccomandato che le frontiere con i paesi vicini restino aperte. Anche il direttore del Comitato ha precisato che «nessun paese dovrebbe chiudere i propri confini o porre restrizioni ai viaggi o ai commerci». Queste misure, ha affermato, sono prese di solito in base alla paura e non hanno fondamento su basi scientifiche.

Il direttore generale dell’Oms ha però sottolineato che la risposta all’epidemia è stata ritardata a causa della mancanza di fondi, affermando che «è tempo che il mondo prenda coscienza e raddoppi gli sforzi» per costruire un sistema sanitario più efficace. Tuttavia ha specificato che un lavoro straordinario è stato fatto per quasi un anno nelle circostanze più difficili. Fino a oggi, a causa dell’ultimo focolaio, quasi 2.500 persone sono state contagiate in Congo, di cui 1.665 sono morte. E la situazione era stata giudicata particolarmente allarmante già nei giorni scorsi dopo il primo contagio avvenuto appunto a Goma.

Anche l’Unicef ha lanciato un’allerta per la tragedia, di cui sono vittime soprattutto i bambini. L’epidemia — spiega il portavoce dell’organizzazione, Marixie Mercado — sta colpendo un maggior numero di bambini rispetto alle precedenti. Al 7 luglio sono stati già contagiati in Congo 750 bambini e il 40 per cento di loro ha meno di 5 anni. Fra gli adulti invece le donne rappresentano il 57 per cento dei casi. «Prevenire i contagi fra i bambini deve essere al centro della risposta all’Ebola», ha affermato Mercado. A questo si aggiunge inoltre un’altra grave emergenza: molti minori rimangono orfani e hanno bisogno di cure e supporto a lungo termine, anche perché spesso anche i parenti si rifiutano di accoglierli.

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