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E un avvocato di Forlì inaugurò 150 anni di storia

· La vita ancora sconosciuta di Nicola Zanchini, primo direttore del nostro giornale insieme a Giuseppe Bastia ·

Si è svolto a Forlì, nella sala multimediale San Luigi, il convegno «Nicola Zanchini, il forlivese che fondò “L’Osservatore Romano”» dedicato all’avvocato, alto funzionario dello Stato pontificio, che nel 1861 fondò insieme al centese Giuseppe Bastia il nostro giornale, dirigendolo fino al gennaio 1866. Il convegno è stato l’occasione per illustrare le ultime ricerche, condotte in vari archivi storici, che cominciano a restituirci l’immagine più definita di un protagonista e testimone del suo tempo. In tal senso, l’incontro è stato arricchito dall’esposizione di una serie di documenti, in parte ancora sconosciuti, relativi alla vicenda biografica e professionale di Zanchini che finalmente, in occasione del centocinquantenario dell’«Osservatore Romano», comincia a emergere dall’ombra. Pubblichiamo ampi stralci di alcuni degli interventi e una selezione dei documenti ritrovati.

Se è vero che Nicola Zanchini si è certamente ritagliato come cofondatore de «L’Osservatore Romano» uno spazio significativo non solo nell’ambito della storia dei cattolici ma anche in quella dell’informazione e del giornalismo, è però sorprendente notare come di questo personaggio non si trovino profili biografici di un qualche spessore.

Su di lui abbiamo rintracciato un breve ricordo, una paginetta e mezzo di diario scritta in occasione della scomparsa dello stesso Zanchini alla fine di dicembre del 1890 da un amico, il conte forlivese Filippo Guarini, anch’esso cattolico fedele al Papa. Questa pagina di diario però, nel narrare per sommi capi la vicenda umana del Nostro, ci fornisce una traccia per approfondirne lo spessore delle sue opere e della sua personalità. Da questa testimonianza di chi lo frequentò — e che per un certo periodo ne condivise l’impegno ideale — comprendiamo in primo luogo come la figura di Zanchini sia multiforme e anche per questo di assoluta rilevanza; basta solo riflettere sulla sua data di nascita (1815) e su quella di morte (1890) per comprendere come la sua vita sia un viaggio nei cambiamenti profondi vissuti dall’Italia nell’Ottocento.

Egli nasce quando l’astro di Napoleone è appena tramontato, matura e si afferma all’epoca degli Stati preunitari italiani e durante i tumultuosi anni risorgimentali, partecipa al grande cambiamento vissuto dall’Italia dopo la realizzazione dell’unificazione politica, morendo pochi mesi prima della Rerum novarum , sintesi e rilancio della nuova presenza dei cattolici in un contesto profondamente cambiato.

Ricostruire la vita di Zanchini significa conoscere l’Italia e gli italiani dell’Ottocento o, meglio, potremmo affermare che egli può essere assunto a simbolo del cattolico italiano dell’Ottocento. Con lui possiamo compiere un viaggio nell’Italia degli Stati preunitari, come quello pontificio, nella loro organizzazione, nella loro complessità sociale e anche nel consenso di cui godevano tra la popolazione (e di cui godranno in qualche caso anche lungamente dopo la unificazione politica del Paese). Nelle vicende di Zanchini viviamo l’esperienza dell’estromissione ed emarginazione dei cattolici dall’unità nazionale e la loro messa all’indice come “nemici” della nuova Italia.

Appartenente a una ricca famiglia della nascente borghesia ottocentesca di Forlì, nella Romagna pontificia, Zanchini è uomo di profonda cultura, esperto di diritto e stimato avvocato. Ma sarà anche un fedele servitore dello Stato Pontificio, ricoprendo delicati incarichi nell’amministrazione periferica statale, anche assumendo notevoli responsabilità, come nel 1849 quando contribuirà a restaurare il potere del Papa in Romagna, prima come commissario straordinario di governo a Cesena e poi, nel 1850, come governatore della stessa città. Il futuro fondatore de «L’Osservatore Romano» appartiene a quella classe di amministratori laici dello Stato Pontificio che si afferma in questa epoca anche grazie a un certo dinamismo riformatore che si manifesta durante il pontificato di Pio IX (che è il periodo nel quale Zanchini presta integralmente la sua opera come “servitore dello Stato”). Amministratori laici come Zanchini in qualche modo smentiscono la “leggenda nera” di uno Stato Pontificio incapace di riformarsi e modernizzarsi. La fedeltà al Papa si manifesta ulteriormente al momento dell’annessione della Romagna al Regno d’Italia, quando decide di abbandonare la città natale dopo il giugno 1859 per recarsi come fuoriuscito a Roma per dare inizio insieme a un altro esule dai territori pontifici, il centese Giuseppe Bastia, all’opera più importante della sua vita: la fondazione e la direzione dell’«Osservatore Romano».

Ma la fedeltà al Papa di Zanchini il quale, come ricorda il conte Guarini nel suo diario, fu «accanito difensore della Chiesa e del Papato (...) e parve ai più intransigente», si manifesterà anche in seguito dopo il suo ritorno a Forlì nel 1870, allorché manterrà una posizione riconoscibile di autorevole riferimento per i cattolici a livello locale, come documentano i rapporti delle pubbliche autorità che lo sorvegliano come esponente del “partito clericale retrivo”. Ma è proprio in questo ruolo che Zanchini, pur in un contesto ambientale non certo facile caratterizzato da un acceso anticlericalismo che limita fortemente l’operatività organizzata dei cattolici, contribuisce a partire dal 1877 all’attività del Comitato diocesano dell’Opera dei Congressi fino ad assumere in esso un ruolo al vertice; è in questo periodo che si può notare come inizi una fase nuova nella vita e nell’impegno ideale dell’ex direttore dell’«Osservatore Romano». La presenza nella struttura diocesana che rappresenta lo strumento indicatore di una nuova modalità per i cattolici di essere presenti in un quadro nazionale e in una società italiana che sta profondamente cambiando è per Zanchini il segnale di un passaggio importante nella sua esperienza personale.

In questo momento sembrano ormai lontani i tempi nei quali la sua fedeltà al Papa era espressa dai versi entusiasti del poemetto Il perdono. Inno a Pio IX attribuiti al Nostro che, poco più che trentenne, celebrava il Papa nel duplice ruolo di capo spirituale e sovrano temporale in grado di garantire pace o concordia. Così come appare lontano il tempo nel quale, da funzionario pubblico, operava per la difesa del potere temporale.

Ora, nell’Italia politicamente unita e con il Papato irrimediabilmente privato della sua sovranità temporale, Zanchini non si isola ma si inserisce nel percorso dei cattolici italiani, un popolo in marcia verso una nuova rinnovata presenza nella società capace di consolidare le sue opere e generare nuove iniziative con rinnovata energia.

È vero quindi che la vita e l’attività di Nicola Zanchini ci fanno bene comprendere la ricchezza dell’esperienza del cattolicesimo italiano che è da considerare elemento identitario imprescindibile del popolo e della nazione italiana e che non può certo essere liquidato come una fastidiosa anomalia da cancellare dalla storia del Paese.

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26 agosto 2019

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